martedì 20 ottobre 2026

Lione

Lione. Fontana dei Giacobini.

Sempre fesserie devi dire?

Gaetano Savatteri, "La Magna Via" (Sellerio). I viaggi in Sicilia che faccio con Saverio lasciano sempre memorie. Che poi anch'io, come papà, mentre leggo a volte penso "sempre fesserie devi dire?". Ma poi le accetto. 

Resto sempre affascinato dall’uso del linguaggio giovanilistico nei negozi di sportswear e di urban casual. Basta mettervi piede per perdere di colpo una trentina d’anni, venendo declassati alla fascia teenager o young people.

Un vento leggero smuove come onde l’erba verde. In primavera la Sicilia somiglia all’Irlanda, prima che il caldo la inaridisca. In dialetto, in questa stagione la campagna «verdica», voce del verbo «verdicare», che non credo esista sui vocabolari, ma dà il senso della cosa che avviene.

– Esatto, Peppe. Ho fatto il giornalista, infatti: un mestiere di gente che non sa niente, ma spiega tutto.

Mi fa impressione pensare che la mafia più violenta e feroce sia potuta crescere in paesi carichi di storia e di memoria, ma forse non bisogna stupirsi: anche i nazisti amavano Wagner e leggevano Schopenhauer.

– Apericena significa che sostituisce la cena. 
– Saverio – fa papà – quanto sei cavilloso: sostituisce, anticipa, supplisce, surroga, antepone. Cos’è, il dizionario dei sinonimi? Come si chiama si chiama: per noi è aperitivo. Prendi qualcosa? 
– Ma se questo è aperitivo, la cena cos’è? 
– Chiuditivo – fa papà – vero, Mimì?

Sono due incorreggibili, non prendono niente sul serio, manco la morte: non come ipotesi, ma come destino ineluttabile.

A tuo figlio ci pensi tu o lo azzoppo io? 
– Regolati come ritieni opportuno, Mimì. Ho sbagliato tutto: avevo letto i pedagogisti moderni, dicevano che bisogna alimentare l’autostima dei figli. Temo di avere esagerato. E ora ne piangiamo tutti le conseguenze. 
– L’albero torto – fa Peppe – si addrizza quando è giovane.

È sempre stato così: ha un animo competitivo, non riesce ad ammettere la sconfitta. Io invece, grazie a lui, l’ho assaporata fin da bambino. Semmai, è la gestione della vittoria che mi turba.

Saverio – sbotta papà – sempre fesserie devi dire?

– In Sicilia molti tipi umani sono paragonati ai cani, non sempre è un insulto. Anzi. Il canazzo di bancata è colui che sfrutta una rendita di posizione perché risiede stabilmente nei pressi di un negozio di alimentari e quindi riceve gli avanzi che il proprietario lascia cadere a terra. Dicesi, ad esempio, di chi frequenta uffici pubblici o ha ruoli politici: ogni tanto qualcosa gli resta in bocca. Il canazzo di mannara è il cane pastore, aggressivo e rabbioso, difende il proprio territorio con violenza. Il canazzo di vucciria, invece, è un tipo metropolitano, sta con altri cani altrettanto randagi davanti alle macellerie e ingaggia risse furiose per accaparrarsi l’osso buttato via dal carnezziere. Io amo il canazzo dell’ortolano che non mangia né fa mangiare, perché sorveglia un bene di cui direttamente non può godere, non essendo un animale erbivoro, per cui è tutore di qualcosa d’astratto, come la giustizia o il diritto o la verità. E qui mi fermo perché ci sono altri isotopi canini. 
– Il cagnolo, il cagnolazzo, il cagnoleddu – fa Mimì. 
– E il canuzzo, la canuzza o la cani – aggiunge papà – cioè il cane da caccia femmina. 
– Il canazzo si può fare anche con le melanzane – precisa Peppe – se non c’è troppo caldo sennò viene la canazza. Ma qui la questione si fa ardua: è difficile spiegare che il canazzo è una ratatouille di ortaggi, mentre la canazza è l’accidia siciliana nei pomeriggi di scirocco. Si entra in una cosmogonia canina.

– Saverio, le prepari o ti vengono sul momento?

– Non mi fido della pace. È come la messa, quando il prete dice: andate in pace, fuori dalla chiesa può succedere di tutto. 
– Saverio, il tuo ottimismo è straripante.

– Saverio, pensi di risolvere i problemi con una battuta ben fatta. Non funziona così, non li puoi impapocchiare tutti con una frase a effetto. La vita non è uno show.

– Saverio, smettila con queste battute – dice Randone – non fanno ridere nessuno. Prendi esempio dal tuo cane. Vedi quant’è saggio? Nemmeno parla, ma sembra più intelligente di te.

– Quante bugie ti racconti, Saverio mio. Ma se ti fanno stare meglio, va bene così.

– Non giocare a fare Dio, Saverio. A ciascuno il suo.

lunedì 19 ottobre 2026

A Lione con Saint-Exupéry

A Lione, lungo Place Bellecour, Antonine de Saint-Exupéry non dimenticherà mai il suo Piccolo Principe. E non riuscirà a liberarsene, nemmeno saltando, senza il rischio di rompersi un osso.

Memorie di un sabato sera

Memorie di un sabato sera in cui niente sembra finire mentre tutto sta per iniziare (anzi è già iniziato).

giovedì 15 ottobre 2026

Abiteremo questa notte

Abiteremo questa notte.
L'abbiamo sempre fatto.
D'essere la notte, intendo.
E chi la abita.
Nello stesso atto.

La foto, pur reale, pur autentica nel buio e nelle luci, è stata trattata con l'IA perché è pur l'IA parte di questa notte. 

L'uomo medio e mediocre

L'uomo medio e mediocre di Rebecca Quasi, in "Il morto al primo piano e altre grane condominiali" (Giunti). Coi tempi che corrono...

D’altro canto Zeno, dopo una breve ma intensa ricerca interiore, era giunto alla conclusione che essere un uomo medio e mediocre non gli dispiaceva, anzi, coi tempi che correvano, costituiva una sorta di eccellenza far parte di una nicchia tutt’altro che disprezzabile.

mercoledì 14 ottobre 2026

Il dietro le quinte

Il dietro le quinte non si vede mai. Ma questa volta avevamo il bianco e nero di Federico de Cicco e il dietro le quinte della 59ma edizione del Palio di Isola Dovarese non scomparirà. Il dietro le quinte oggi è davanti.
Grazie Federico! Ci sono tanti altri splendidi scatti sulla sua pagina Fb. 


lunedì 12 ottobre 2026

Dove trovare i miei volumi ad Arezzo

Stai cercando "Inesorabilmente lento" ma non riesci a trovarlo? Ha voglia di cimentarti con le mie "Lezioni d'amore e di chitarra" ma non sai come procurarti il volume? Nessun problema! Adesso puoi trovare entrambe le pubblicazioni a Fumettopoli Star Shop di Arezzo, in Via Piave. Entra e lasciati sorprendere!

domenica 11 ottobre 2026

La terrazza

La terrazza. 
Dimmi che la vedi anche tu
la terrazza.
Dimmi che anche tu,
dopo un po', 
come me, 
non vedi altro che
la terrazza. 
La terrazza.
Senza di te.
Senza di me. 
Mentre il resto 
c'è.

sabato 10 ottobre 2026

Il figlio americano

Da "La gang dei sogni" di Luca Di Fulvio (Harper Collins Italia) per quell'idea di figlio americano che resta nella testa di una goccia negra.

Le vie della città, soprattutto nei distretti bassi, erano costantemente intasate di gente. Cetta non aveva mai visto così tante persone insieme. Un paio di palazzi di appartamenti avrebbero potuto ospitare tutti gli abitanti del suo paese d’origine. E solo lì, nell’East Side, i palazzi erano centinaia. La gente viveva pigiata nelle case, nelle camere, per strada. Era impossibile non toccarsi, non sentire i discorsi, non annusare gli odori dei corpi. Cetta non sapeva che esistessero così tante razze, così tante lingue. Non sapeva che potessero esserci uomini e donne tanto bassi e tanto alti. Così tanti colori d’occhi e di capelli. E persone tanto forti e tanto deboli, tanto ingenue e tanto furbe, tanto ricche e tanto povere, tutte insieme. Come nella Babele che raccontava il prete a messa, al paese. E Cetta aveva paura che come quella Babele anche questa crollasse, un giorno. Proprio ora che lei era arrivata. Aveva paura che la gente impazzisse, tutta insieme, e che cominciasse a urlare parole che nessuno avrebbe capito. Proprio ora che lei aveva imparato quella lingua difficile e affascinante, morbida, rotonda. L’unica lingua che avrebbe conosciuto suo figlio americano.

«Il teatro» gli diceva, «è un mondo perfetto, dove ogni cosa è come dovrebbe essere. Anche quando finisce male. Perché tutto quanto è messo in ordine.»

«Puoi stare tranquillo. Il prossimo 10 marzo, per onorare la morte di Harriet Tubman, non sputerò su una delle tue cose» rise Cyril, sventolando un vecchio giornale sotto il naso di Christmas. «E sai perché?» «Perché sono uno straordinario aiuto magazziniere e grazie a me non devi più andare ai piani alti» sorrise Christmas. «Non dire sciocchezze. Non sputerò su una delle tue cose perché non sei un bianco» e Cyril, ridendo di gusto, aprì il giornale sul tavolo da lavoro. «Guarda. Alabama, 1922. Jim Rollins, un negro più negro di me, va a letto con una bianca. Miscegenation, mescolanza di razze, un reato pesante. Un tempo ti impiccavano per una cosa del genere, ragazzo. Ma poi si scopre che la donna con cui Jim Rollins è stato a letto è italiana. Leggi qua… Edith Labue. E viene assolto. Perché voi italiani non siete bianchi per gli americani. Avete quella che loro chiamano goccia negra» e di nuovo Cyril rise. «Siamo quasi fratelli, ragazzo, e quindi il 10 marzo non ti includerò nella lista dei bianchi ai quali sputo.»

Christmas esitò. Poi aprì il cassetto, prese un foglio e lo fece scorrere nel rullo. Sentì una specie di brivido. E gli piacque il rumore del rullo che scorreva, trascinando la carta. «Ecco, prova a immaginare» disse Nick. «È un pezzo di carta bianca, ora. Nient’altro che un pezzo di carta bianca. Ma su quel foglio tu puoi scrivere le tue parole. E le tue parole faranno nascere un personaggio. Un uomo, una donna, un bambino. E a quel personaggio tu assegnerai un destino. Di gloria, di tragedia, di vittoria o di sconfitta. E poi verrà un regista. E un attore. E quelle parole saranno filmate. E allora, in una sperduta sala di… non lo so, trova tu un posto di merda, nel culo del mondo… ecco, in quella sala ci saranno delle persone che vivranno il destino che tu hai scelto, e lo sentiranno come proprio, e crederanno di essere lì, in quel posto vero ma immaginario che è uscito da qui, da questo foglio.»

venerdì 9 ottobre 2026

Non ho detto tutto sull'estate: Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli

Seconda puntata dell'estate che non ho raccontato, o l'ho fatto solo in parte. "Storie della Buonanotte per Babine Ribelli" con Thony e l'Orchestra Multietnica di Arezzo. Un progetto che ha illuminato l'estate (la mia senz'altro) di musica e luci (e la voce strepitosa di Thony) e che continuerà a brillare anche d'inverno con una speciale tournée nei teatri. Ne scriverò ancora dunque, non c'è dubbio. 
Nell'attesa segnalo che Thony è in questi giorni su Netflix con la seconda serie di "Maschi veri" nella parte di Tiziana. Non che c'entri qualcosa con il fatto che ho pubblicato questo post soltanto oggi.

Qui siamo al debutto presso l'Arena Eden di Arezzo con gli scatti di Gianluca Bennati. Era il 7 luglio (vedi tutto l'album).








Qui, invece, siamo all'Anfiteatro Romano di Fiesole con gli scatti di Antonio Viscido. Era il 4 agosto (vedi tutto l'album).




giovedì 8 ottobre 2026

Non ho detto tutto sull'estate: Il Viaggio

Passano i giorni e mi ritrovo a pensare di non aver detto tutto sull’estate che è già finita. Di non aver tenuto l’indispensabile in questa specie di museo virtuale che è il blog, struttura antica di un universo narrativo che sembrava nuovissimo.
Ad esempio non ho quasi pubblicato foto de “Il Viaggio”, la produzione che quest’estate ci ha portato all’aperto con l’Orchestra Multietnica di Arezzo insieme a Saverio Tommasi. Chi c’era ne terrà memoria. Per noi dell’OMA è stato un viaggio assai particolare. Ci siamo alzati. Ci siamo raccontati. Ben al di là dei nostri strumenti. Ci siamo conosciuti per certi aspetti per la prima volta. 
Ci voleva un narratore attento, curioso e rispettoso delle storie come Saverio Tommasi per tirar fuori tutto questo. E le foto non lo racconteranno. Ma basterà dirci tra queste pagine “ti ricordi Il Viaggio?”, tra qualche anno, e noi (almeno io) ricorderemo (ricorderò).

Qui siamo a Capannori, il 3 agosto, con le foto di Roberto Pardini (vedi tutto l'album).


Qui siamo al Parco Magliana di Roma, il 30 luglio, con le foto di Gino Auriuso (vedi tutto l'album).





martedì 6 ottobre 2026

Il passo di lato

E fallo un passo di lato! A Nantes è possibile. C'è già chi l'ha fatto (opera di Philippe Ramette, installata nel 2018). Il momento migliore? Le 6:28. 

 

lunedì 5 ottobre 2026

Un'idea di libertà

Un'idea di libertà. Una tra le tante. Non la migliore, probabilmente. Nemmeno la più prudente. E non ne avrai mai la forza e nemmeno il tempo. Ma, pur statica, almeno qui, è come il vento.

La solita morsa di malinconia

Per un viaggio in quel che "dicevano i vecchi" consiglio "I garbati maneggi delle signorine Devoto: Un intrigo a Sestri Ponente" di Renzo Bistolfi (TEA). Accedono al blog tre proverbi che in parte mi appartengono e quella morsa di malinconia che si addice al periodo e che ho avvertito, pari pari, proprio ieri, in un discorso di mia figlia.

«Dicevano i vecchi: chi ti fa meglio di chi ti vuol bene, o te l’ha fatta o te la sta per fare!»

Assestò un colpo deciso a un cuscino e continuò: diceva bene mia nonna: le feste sono tanto belle, ma in casa degli altri!

Del resto si sa: quando c’è vento, sono sempre le strasse a volare per aria.

Il sole scaldava ancora, ma lì in alto l’alito di settembre si avvertiva chiaramente. Stefano provava la solita morsa di malinconia che lo assaliva allo stomaco a ogni fine estate, quando si rendeva conto che un’altra bella stagione era passata per sempre. 

sabato 3 ottobre 2026

L'attesa

Quando l'attesa è un bar all'aperto, il tepore di un pomeriggio che ancora non conosce autunno, piatti e bicchieri da sistemare, il sorriso delle amiche e degli amici (ma qui gli amici non si vedono).

lunedì 28 settembre 2026

Vivere in piazza

Nelle mie Pagine Allegre torno a parlare di Palio di Isola Dovarese ma il mio omaggio, oggi, è a Piazza Matteotti. Piazza Matteotti, ad Isola Dovarese, è la mia piazza d'elezione ed è quella dove in assoluto, per un certo numero di giorni, vivo la maggior parte del mio tempo. Un po' come "Vivere in piazza", in senso letterale, ma non in una piazza qualsiasi e non per un'occasione qualunque.

Souvenir da Bordeaux

Souvenir da Bordeaux inseguendo (sfuggendo) il sole spalmato in ogni dove.

 






Da "I giorni di vetro"

Oggi mi sento figlio di Redenta, figlio di Iris. Figlio delle madri che hanno dato vita al presente. Per non pensare che quelle cicatrici siano scomparse. 
Vorrei trattenere oltre da "I giorni di vetro" di Nicoletta Verna (Einaudi). Terrò per me l'indispensabile.

– Com’è che non piange? – chiedeva la sera mio padre. 
– Piangerà. Le donne prima o poi piangono tutte.

– Tocca sempre agli scalzi camminare sugli spini.

Avrei voluto dirgli che non ero muta: stavo zitta. Tutti non facevano che parlare, e nel farlo litigavano, si offendevano e si maledicevano. A me sembrava che più parlavano e meno si capivano. Per questo stavo zitta.

- Sai che vado a scuola? – feci. 
– Embè? 
– Imparo a leggere. 
– Qua non sa leggere nessuno, – osservò. Ragionava già come una grande. – Cosa te ne fai? 
– La Fafina dice che bisogna imparare a leggere perché il diavolo non parla, il diavolo scrive tutto, nero su bianco.

– La purina. Ma chi lo sa la storia com’è andata, di preciso? La storia la sapevano tutti, ma bisognava fare conto di no, perché a veglia si dicevano sempre le stesse cose e il passatempo non era la novità, era il conforto di conoscere già tutto, così da poter andare avanti.

Discutevano ancora, mio padre smadonnava e diceva che se le mogli fossero una buona cosa Dio ne avrebbe una [...].

Com’è che la gente riusciva a essere tanto contenta? Io non la capivo, la gioia, anche se mi provavo: la osservavo come faceva il dottor Serri Pini quando poggiava i suoi arnesi sul petto del malato per cercare di strolgare la malattia. Ma continuava a sembrarmi un gran mistero, come la resurrezione o lo Spirito Santo.

Sono le persone, non i mobili, ad arredare i posti, e una volta che le persone se ne vanno è come se ne restasse l’impronta, e viverci diventa insopportabile non per l’assenza, ma al contrario proprio per via della presenza.

I riti sono importanti, scandiscono il tempo, placano la paura. Dànno disciplina al dolore.

Perché la gente, nelle sventure, è di due razze: quella che gli si smuove la pietà, e quella che tira fuori la carogna. Nessuno resta com’era.

L’inizio è dove decidiamo di collocarlo noi: è dove parte la nostra responsabilità.

sabato 26 settembre 2026

Gli osservatori

Gli attenti osservatori del Palio di Isola Dovarese. Grazie a Pierangelo Lusvardi per lo scatto.