Abiteremo questa notte.
L'abbiamo sempre fatto.
D'essere la notte, intendo.
E chi la abita.
Nello stesso atto.
La foto, pur reale, pur autentica nel buio e nelle luci, è stata trattata con l'IA perché è pur l'IA parte di questa notte.
Abiteremo questa notte.
L'abbiamo sempre fatto.
D'essere la notte, intendo.
E chi la abita.
Nello stesso atto.
La foto, pur reale, pur autentica nel buio e nelle luci, è stata trattata con l'IA perché è pur l'IA parte di questa notte.
Il dietro le quinte non si vede mai. Ma questa volta avevamo il bianco e nero di Federico de Cicco e il dietro le quinte della 59ma edizione del Palio di Isola Dovarese non scomparirà. Il dietro le quinte oggi è davanti.
Grazie Federico! Ci sono tanti altri splendidi scatti sulla sua pagina Fb.
Stai cercando "Inesorabilmente lento" ma non riesci a trovarlo? Ha voglia di cimentarti con le mie "Lezioni d'amore e di chitarra" ma non sai come procurarti il volume? Nessun problema! Adesso puoi trovare entrambe le pubblicazioni a Fumettopoli Star Shop di Arezzo, in Via Piave. Entra e lasciati sorprendere!
La terrazza.
Dimmi che la vedi anche tu
la terrazza.
Dimmi che anche tu,
dopo un po',
come me,
non vedi altro che
la terrazza.
La terrazza.
Senza di te.
Senza di me.
Mentre il resto
c'è.
Seconda puntata dell'estate che non ho raccontato, o l'ho fatto solo in parte. "Storie della Buonanotte per Babine Ribelli" con Thony e l'Orchestra Multietnica di Arezzo. Un progetto che ha illuminato l'estate (la mia senz'altro) di musica e luci (e la voce strepitosa di Thony) e che continuerà a brillare anche d'inverno con una speciale tournée nei teatri. Ne scriverò ancora dunque, non c'è dubbio.
Nell'attesa segnalo che Thony è in questi giorni su Netflix con la seconda serie di "Maschi veri" nella parte di Tiziana. Non che c'entri qualcosa con il fatto che ho pubblicato questo post soltanto oggi.
Qui siamo al debutto presso l'Arena Eden di Arezzo con gli scatti di Gianluca Bennati. Era il 7 luglio (vedi tutto l'album).
Qui, invece, siamo all'Anfiteatro Romano di Fiesole con gli scatti di Antonio Viscido. Era il 4 agosto (vedi tutto l'album).
Passano i giorni e mi ritrovo a pensare di non aver detto tutto sull’estate che è già finita. Di non aver tenuto l’indispensabile in questa specie di museo virtuale che è il blog, struttura antica di un universo narrativo che sembrava nuovissimo.
Ad esempio non ho quasi pubblicato foto de “Il Viaggio”, la produzione che quest’estate ci ha portato all’aperto con l’Orchestra Multietnica di Arezzo insieme a Saverio Tommasi. Chi c’era ne terrà memoria. Per noi dell’OMA è stato un viaggio assai particolare. Ci siamo alzati. Ci siamo raccontati. Ben al di là dei nostri strumenti. Ci siamo conosciuti per certi aspetti per la prima volta.
Ci voleva un narratore attento, curioso e rispettoso delle storie come Saverio Tommasi per tirar fuori tutto questo. E le foto non lo racconteranno. Ma basterà dirci tra queste pagine “ti ricordi Il Viaggio?”, tra qualche anno, e noi (almeno io) ricorderemo (ricorderò).
Qui siamo a Capannori, il 3 agosto, con le foto di Roberto Pardini (vedi tutto l'album).
Qui siamo al Parco Magliana di Roma, il 30 luglio, con le foto di Gino Auriuso (vedi tutto l'album).
E fallo un passo di lato! A Nantes è possibile. C'è già chi l'ha fatto (opera di Philippe Ramette, installata nel 2018). Il momento migliore? Le 6:28.
Un'idea di libertà. Una tra le tante. Non la migliore, probabilmente. Nemmeno la più prudente. E non ne avrai mai la forza e nemmeno il tempo. Ma, pur statica, almeno qui, è come il vento.
Il sole scaldava ancora, ma lì in alto l’alito di settembre si avvertiva chiaramente. Stefano provava la solita morsa di malinconia che lo assaliva allo stomaco a ogni fine estate, quando si rendeva conto che un’altra bella stagione era passata per sempre.
Quando l'attesa è un bar all'aperto, il tepore di un pomeriggio che ancora non conosce autunno, piatti e bicchieri da sistemare, il sorriso delle amiche e degli amici (ma qui gli amici non si vedono).
Nelle mie Pagine Allegre torno a parlare di Palio di Isola Dovarese ma il mio omaggio, oggi, è a Piazza Matteotti. Piazza Matteotti, ad Isola Dovarese, è la mia piazza d'elezione ed è quella dove in assoluto, per un certo numero di giorni, vivo la maggior parte del mio tempo. Un po' come "Vivere in piazza", in senso letterale, ma non in una piazza qualsiasi e non per un'occasione qualunque.
Non correvano tempi tranquilli e Oreste, che dalla politica s'era sempre tenuto alla larga, asserendo che i suoi clienti non si occupavano di certe cose, non aveva potuto fare a meno di avvertire un'aria dentro la quale poteva respirare beato solo chi si piegava a un credo di obbedienza cieca, assoluta: c'era poco da stare allegri dopo che il regime aveva soppresso la libertà di stampa, quella di riunione e di parola, ripristinato la pena di morte, assunto altre misure coercitive che rendevano bene l'idea di cosa sarebbe toccato a chi avesse osato criticare questo o quel provvedimento. Nemmeno i tiepidi come lui potevano stare sereni.
Non ci si accorgeva di quanto veloce passava il tempo, l'importante era non disperderlo.
Prima di firmare Felice chiuse gli occhi. Desiderava sentire fino a che punto non fosse mai stato solo nel mondo interiore che s'era costruito fin dagli anni del collegio. In quell'universo aveva fatto entrare l'essenza delle persone e delle cose, spogliandole dalla loro apparenza fisica. V'erano gli sguardi, il suono delle parole, i profumi che salivano dalla terra o si spandevano nell'aria, i ricordi che ciclicamente si ripresentavano, reclamando il diritto di essere gli unici a sopravvivere, perché in fondo, come aveva detto una volta a suo fratello, la vita altro non era che fuoco, aria, acqua e terra, soprattutto terra. Tenendo gli occhi chiusi vide le sue età giungere fino a quel momento e comprese che, comunque fosse andata, non avrebbe potuto sottrarsi al suo destino ma accettarlo e opporgli semmai quel mondo che costruiva dentro di sé.
M'invito al cammino. Ho delle idee. Che ci sia un margine di speranza. Che ci sia una briciola di incertezza. Che ci sia un calore di arrivo.