lunedì 28 settembre 2026

Vivere in piazza

Nelle mie Pagine Allegre torno a parlare di Palio di Isola Dovarese ma il mio omaggio, oggi, è a Piazza Matteotti. Piazza Matteotti, ad Isola Dovarese, è la mia piazza d'elezione ed è quella dove in assoluto, per un certo numero di giorni, vivo la maggior parte del mio tempo. Un po' come "Vivere in piazza", in senso letterale, ma non in una piazza qualsiasi e non per un'occasione qualunque.

Souvenir da Bordeaux

Souvenir da Bordeaux inseguendo (sfuggendo) il sole spalmato in ogni dove.

 






Da "I giorni di vetro"

Oggi mi sento figlio di Redenta, figlio di Iris. Figlio delle madri che hanno dato vita al presente. Per non pensare che quelle cicatrici siano scomparse. 
Vorrei trattenere oltre da "I giorni di vetro" di Nicoletta Verna (Einaudi). Terrò per me l'indispensabile.

– Com’è che non piange? – chiedeva la sera mio padre. 
– Piangerà. Le donne prima o poi piangono tutte.

– Tocca sempre agli scalzi camminare sugli spini.

Avrei voluto dirgli che non ero muta: stavo zitta. Tutti non facevano che parlare, e nel farlo litigavano, si offendevano e si maledicevano. A me sembrava che più parlavano e meno si capivano. Per questo stavo zitta.

- Sai che vado a scuola? – feci. 
– Embè? 
– Imparo a leggere. 
– Qua non sa leggere nessuno, – osservò. Ragionava già come una grande. – Cosa te ne fai? 
– La Fafina dice che bisogna imparare a leggere perché il diavolo non parla, il diavolo scrive tutto, nero su bianco.

– La purina. Ma chi lo sa la storia com’è andata, di preciso? La storia la sapevano tutti, ma bisognava fare conto di no, perché a veglia si dicevano sempre le stesse cose e il passatempo non era la novità, era il conforto di conoscere già tutto, così da poter andare avanti.

Discutevano ancora, mio padre smadonnava e diceva che se le mogli fossero una buona cosa Dio ne avrebbe una [...].

Com’è che la gente riusciva a essere tanto contenta? Io non la capivo, la gioia, anche se mi provavo: la osservavo come faceva il dottor Serri Pini quando poggiava i suoi arnesi sul petto del malato per cercare di strolgare la malattia. Ma continuava a sembrarmi un gran mistero, come la resurrezione o lo Spirito Santo.

Sono le persone, non i mobili, ad arredare i posti, e una volta che le persone se ne vanno è come se ne restasse l’impronta, e viverci diventa insopportabile non per l’assenza, ma al contrario proprio per via della presenza.

I riti sono importanti, scandiscono il tempo, placano la paura. Dànno disciplina al dolore.

Perché la gente, nelle sventure, è di due razze: quella che gli si smuove la pietà, e quella che tira fuori la carogna. Nessuno resta com’era.

L’inizio è dove decidiamo di collocarlo noi: è dove parte la nostra responsabilità.

sabato 26 settembre 2026

Gli osservatori

Gli attenti osservatori del Palio di Isola Dovarese. Grazie a Pierangelo Lusvardi per lo scatto.

venerdì 25 settembre 2026

A proposito dei tiepidi, del tempo e del destino

"Eredi Piedivico e famiglia" (Einaudi). Andrea Vitali a proposito dei tiepidi, del tempo e del destino.

Non correvano tempi tranquilli e Oreste, che dalla politica s'era sempre tenuto alla larga, asserendo che i suoi clienti non si occupavano di certe cose, non aveva potuto fare a meno di avvertire un'aria dentro la quale poteva respirare beato solo chi si piegava a un credo di obbedienza cieca, assoluta: c'era poco da stare allegri dopo che il regime aveva soppresso la libertà di stampa, quella di riunione e di parola, ripristinato la pena di morte, assunto altre misure coercitive che rendevano bene l'idea di cosa sarebbe toccato a chi avesse osato criticare questo o quel provvedimento. Nemmeno i tiepidi come lui potevano stare sereni.

Non ci si accorgeva di quanto veloce passava il tempo, l'importante era non disperderlo.

Prima di firmare Felice chiuse gli occhi. Desiderava sentire fino a che punto non fosse mai stato solo nel mondo interiore che s'era costruito fin dagli anni del collegio. In quell'universo aveva fatto entrare l'essenza delle persone e delle cose, spogliandole dalla loro apparenza fisica. V'erano gli sguardi, il suono delle parole, i profumi che salivano dalla terra o si spandevano nell'aria, i ricordi che ciclicamente si ripresentavano, reclamando il diritto di essere gli unici a sopravvivere, perché in fondo, come aveva detto una volta a suo fratello, la vita altro non era che fuoco, aria, acqua e terra, soprattutto terra. Tenendo gli occhi chiusi vide le sue età giungere fino a quel momento e comprese che, comunque fosse andata, non avrebbe potuto sottrarsi al suo destino ma accettarlo e opporgli semmai quel mondo che costruiva dentro di sé.

Idee di cammino

M'invito al cammino. Ho delle idee. Che ci sia un margine di speranza. Che ci sia una briciola di incertezza. Che ci sia un calore di arrivo.

 

giovedì 24 settembre 2026

mercoledì 23 settembre 2026

Ultimo concerto in piazza

20 settembre a Viterbo. Ultimo concerto dell'estate. Ultimo concerto in piazza per il 2026 con il piacere di vedere il pubblico che si alza e balla e canta con l'Orchestra Multietnica di Arezzo. 
Avanti con l'autunno che tanto si può cantare anche al chiuso!!!
Grazie a Bruno Fini per gli scatti e a Molti Volti 2026! 

Contro il malumore

Un viaggio in Sicilia, anzi a Catania, è sempre un piacere se ad accompagnarti è Cristina Cassar Scalia. Un ricordo e una memoria contro il malumore perché con Vanina di certo ho qualcosa in comune. Da "Il Re del gelato" (Einaudi):  

In dieci minuti Vanina si ritrovò sotto i denti, nell’ordine, un pezzo di caciocavallo ragusano semistagionato, un assaggio di burrata arrivata quel giorno da un fornitore pugliese, un prosciutto di Parma da standing ovation. Per trarsi dall’impaccio della decisione, comprò un po’ di tutto. Compreso del latte fresco speciale di Ragusa che Stella, la sorella di Sebastiano, le aveva consigliato. Arrivò a Santo Stefano carica di sacchetti che pareva dovesse sfamare una famiglia di dieci persone, allegra come fosse reduce da un film di Totò. Mezz’ora in quella Putía – cosí la chiamavano – e il malumore era andato a farsi benedire.

martedì 22 settembre 2026

Il Palio di Isola Dovarese su Mondo Padano

Il Palio di Isola Dovarese con i suoi spettacoli su Mondo Padano. Articoli di venerdì 11 settembre. Per chi c'era ed è curioso di ricordare e di rileggere con nuovi punti di vista le immagini che ha conservato nella mente. Per dare il tempo a chi non c'era, prima che il resto prenda il sopravvento, di fissare nel calendario le date della 60ma edizione: dal 10 al 12 settembre 2027.

lunedì 21 settembre 2026

Villa Badoer

Sabato 19 settembre, Villa Badoer, Fratta Polesine (RO). Una replica che resterà nella memoria della tournée del nostro "Matteotti - Anatomia di un fascismo" per tante speciali ragioni. Anche una rana sul "palco", curiosa e veloce. Grazie a ANPI Intercomunale Fratta Polesine per gli scatti.

sabato 19 settembre 2026

Tra poco

Tra poco si apriranno i cancelli di Villa Badoer, a Fratta Polesine (RO), e noi saremo lì, su un palco che non è un palco a raccontare una storia che è molto più di una storia.

venerdì 18 settembre 2026

Favole dell'abbandono: Il peso delle parole

Quando lasci tua figlia a scuola e ti sfiora un aeroplanino di carta... chi ha voglia di leggere prima di andare a dormire? "Favole dell'abbandono: Il peso delle parole" da stasera su lortica.it.

Fine settimana in teatro e musica

Un fine settimana in viaggio, un doppio appuntamento tra teatro e musica.

Sabato 19 settembre, alle ore 20:30, ci vediamo a Villa Badoer, Fratta Polesine (RO), per l'inizio della tournée 2026/27 di "Matteotti - Anatomia di un fascismo" con Ottavia Piccolo e I Solisti dell'Orchestra Multietnica di Arezzo. Un evento eccezionale sotto molti aspetti: per la vicinanza alla casa natale di Giacomo Matteotti, per la replica all'aperto (sarà la prima e l'ultima!), per i libri di cui saremo sommersi grazie al Festival del LIbro di Fratta Polesine.

Il tempo di riposare e di attraversare mezza Italia e domenica 20, alle ore 21:30, l'Orchestra Multietnica di Arezzo sarà in concerto in Piazza San Faustino, a Viterbo, nell'ambito di "Molti Volti", la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Giornata splendida e ingresso libero. Nulla di meglio per una domenica di fine estate!

Urlando con i cannibali

Lee Maynard, “Urlando con i cannibali”, Mattioli 1885. Da leggere in un fiato in questi tempi d’odio. 

(p. 113) Qualche anno dopo ci avrei ripensato e mi sarei detto che il rituale, quella cosa chiamata risveglio, era uno sfogo per le persone a cui la vita non forniva tali sfoghi, uno sfogo per le persone che dormivano intabarrate la notte, che si spogliavano e si vestivano per andare a letto nell'oscurità delle loro cabine armadio, che non si truccavano, che non ballavano, che andavano in chiesa cinque o sei volte alla settimana, che vivevano vite dure e spartane di incredibile dolore e ottusità, e a cui veniva detto per tutta la loro esistenza che erano peccatori. Il rituale, avrei pensato allora, era necessario.
Probabilmente impediva loro di impazzire. Avrei confessato questa opinione sotto il sole splendente di una fresca foresta dell'Oregon a un boscaiolo, un uomo di statura e forza enormi che teneva una mazzetta di tabacco da masticare delle dimensioni di una palla da baseball piantata nella sua guancia.
E il boscaiolo mi avrebbe preso a pugni, la sua mano come una mazza che si schiantava sulla mia bocca, spaccandomi la pelle e portandomi quasi via un dente. Ma il pugno non mi avrebbe fatto cambiare idea.

(p. 227) Quaggiù è diverso, Jesse. Quaggiù alcune persone sono nate con l'odio già dentro di loro, e lo fanno crescere fin dall'inizio. Odiano senza sapere il tuo nome o il tuo cognome. Non importa.

(Pp. 273-274) Jesse, amico mio, penso che tu abbia capito, solo che ancora non lo sai. Vedi, l'importante è fare ciò che è giusto. Potrebbe anche non essere importante sapere perché l'hai fatto.
È strano come funziona, vero?

(Pp. 299-300) Ma prima o poi le cose cambiano, o almeno è stato sempre cosi nella mia esperienza. È come... impilare piccoli sassi su una lastra di vetro piatta. Ovunque fossi, sembrava che non facessi altro che aumentare il carico: ogni giorno un altro sasso sopra la lastra, senza mai pensarci, senza riflettere su come il peso si stesse accumulando. E poi un giorno, schiacciato da tutto quel peso, il vetro si rompeva, e tutti i sassi e i giorni, e le cose che si erano accumulate sopra precipitavano attraverso quella spaccatura frantumandosi, e la mia vita finiva in un cumulo di vetri rotti e pungenti sul pavimento.

mercoledì 16 settembre 2026

Dov'è la testa?

La mia fatica più grande, una volta chiuso il sipario sul Palio di Isola Dovarese, è riportare a casa la testa. Carico il corpo in auto, saluto, abbraccio, rimando a prossime splendide occasioni d'incontro e parto. E l'auto va, rotola per 300 chilometri e si ferma davanti a casa. E le braccia scaricano le valigie e preparano le lavatrici. E ciò che torna pulito è pronto per un nuovo viaggio. Ma la testa no. 
Non basta lavarla: non c'è proprio. 
Dov'è la testa? Perché non c'è? La cerco, la chiamo. Niente: sparita.
"So io dove trovarla" dice il cuore. E se avessi la testa lo saprei, me ne ricorderei. Ma non ce l'ho.
"Vai a prenderla!"
Passa un giorno. Ne passano due, a volte tre o perfino sei, e il cuore me la riporta. Non potrebbe riuscirci nessun altro. Rifare la strada più e più volte. 300 più 300 più 300 più... chilometri, nel tempo di un sorriso.
Come la convince? Non l'ho mai saputo. Non ho la testa, l'ho detto. Lui dice che prima la testa lo spinge a ripercorrere tutti i giorni del Palio, a rivedere ogni viso, ogni amica/o, a ripensare ad ogni scelta. Con decine di grazie.
Decine. Centinaia. 300 + 300 + 300...
Poi tira in ballo la birra, il salame cremonese, i tavoli di legno, la paglia, il fuoco, i fuochi, i colori, le notti, certe notti, e via e via.
Poi si commuove. Non vorrebbe più tornare, nemmeno lui. 
Infine il tempo fa quello che deve fare ed è la testa, a questo punto, a chiedere al cuore di riportarla a casa. Perché nella testa tengo l'agenda e ogni tanto anche la testa la legge e si spaventa. E lo spavento è un motore che fa fare 300 chilometri in uno sbuffo. Un po' come fa l'emozione col cuore.
Ecco. Sono passati quasi due giorni e la testa ancora non c'è. Domani partirà per Isola il cuore. Speriamo bene.

domenica 13 settembre 2026

La domenica del Palio

Un libro tra le mani, una penna al fianco. La mia domenica del Palio di Isola Dovarese vive nella piazza, tra la gente, nell'attesa dei giochi, delle sfide, della festa. Al mio fianco Messer Giocondo. 
Grazie ad Andrea Gaviraghi per aver fermato il tempo di questi momenti per me tanto veloci da sembrarmi vento.

Dal sabato alla domenica del Palio

Grazie a Pierangelo Lusvardi e a Stefano Sgagliardich per aver colto due momenti di quel tempo straordinario che è il sorriso di due ore di spettacolo giunte a compimento. Il sabato del Palio di Isola Dovarese lascia posto alla domenica ed io, ogni volta, arrivo impreparato a tanta bellezza. 

sabato 12 settembre 2026

Dal venerdì al sabato del Palio

Grazie ad Andrea Gaviraghi per gli scatti. Nel frattempo, al segno del suono delle chiarine, il venerdì del Palio Di Isola Dovarese ha lasciato posto al sabato.

  
 

Grazie a Pierangelo Lusvardi per questo altro scatto con le contrade ai propri posti e la piazza pronta per la scena.

mercoledì 9 settembre 2026

martedì 8 settembre 2026

Il rituale

Un rituale da portare a compimento. Il mio autoritratto sulla panchina del Ponte Martiri, a Isola Dovarese, dopo il saluto al fiume Oglio, placido e maestoso. Ci vengo a piedi, dalla piazza dove, tra poche ore, inizierà una nuova serata di prove, passando dal laboratorio, il laboratorio del Palio, dove le forme, le idee, le strutture e i colori del Palio prendono vita. Qui, nel tutto scorre di queste acque fragorose, siedo, penso e ragiono. E un po' aspetto il destino del tempo e un po' lo faccio mio con questo scatto.

Fioraio di sogni

Oggi faccio il fioraio. Fioraio di sogni. Fiori enormi per un sogno enorme: riempire di fiori un'intera piazza. Non proprio intera, a dire il vero. Solo il necessario affinché si veda che è un sogno. 
Sabato sera, per il grande sabato del Palio di Isola Dovarese, faremo altrettanto ma, con il pubblico presente, sogneremo molto più in grande.

 

lunedì 7 settembre 2026

venerdì 4 settembre 2026

Palio di Isola Dovarese

Venite con Artribune.com a scoprire cosa vi attende alla 59ma edizione del Palio di Isola Dovarese. Grazie a Livia Montagnoli per l'articolo.

La cacciatrice di storie perdute

Da Sejal Badani, “La cacciatrice di storie perdute”, Newton Compton Editori. In cerca di una ragione per scrivere e continuare il viaggio. E per scoprire quello che non si è mai saputo delle proprie madri.

«Jay». Amisha si inginocchiò e prese la piccola mano di suo figlio nella sua.
«Le donne e gli uomini sono fatti allo stesso modo». Cercò le parole giuste per aiutarlo a capire. «Tu hai due braccia e due gambe, proprio come me». Agitò gli arti facendolo ridere.
«Tu hai due occhi, un naso e una bocca. E anche io». Aprì la bocca ed emise un «Ahh» al punto che il figlio gliela coprì con la mano. «Tu hai un cuore e io ho un cuore». Si baciò le dita e le premette sulla camicia del figlio, proprio sopra lo sterno. «Tu hai un cervello e io ho un cervello», continuò Amisha toccandogli dolcemente la fronte con la sua.
«Siamo uguali». Fece una pausa per vedere se il figlio aveva capito.
«Quindi puoi fare qualunque cosa, come papà?», chiese innocentemente.
«Penso di sì». Distese il viso. «Voglio vedere se ne sono capace». «Perché non dovresti essere capace?» «Non lo so».

Per la prima volta, qualcuno le stava dicendo che lei aveva del talento.
Amisha si sentì turbata dall'ironia della situazione. La sua scrittura era il contributo più grande che lei potesse dare a una società che non l'avrebbe mai apprezzata. Consapevole di tutto ciò, si era inginocchiata davanti alla dea implorandola di privarla del suo dono. Eppure, il solo pensiero di scrivere di nuovo le faceva palpitare forte il cuore per l'eccitazione. Forse, la sua passione per la scrittura non era una sofferenza da tollerare, bensì un dono da amare e proteggere. Le sue storie erano l'unico passaporto che l'avrebbe condotta in luoghi in cui non era mai stata.
Senza di loro, sarebbe rimasta intrappolata per sempre in quel villaggio.

Amisha raddrizzò la schiena e tentò di raccogliere la sua forza limitata, eppure si sentiva piccola rispetto all'imponente donna inglese.
«Insegnerò qui perché questo è ciò che mi è stato chiesto». Pensò alle sue storie e all'importanza che avevano per lei. «Per quanto riguarda ciò che insegnerò, non lo so ancora bene», ammise. Nell'affrontare quella donna, si sentì ancora più giovane dei suoi anni. «Chiederò agli studenti di mettere per iscritto quello che si annida nei loro giovani cuori. E se le storie li condurranno in terre lontane, li incoraggerò a intraprendere questo viaggio».
Amisha concesse un sorriso a quella donna irremovibile. «Insegnerò loro, quando viaggeranno con le storie, a rispettare le persone che incontreranno e i loro valori. Non sta a noi giudicare gli usi e i costumi degli altri, ma possiamo sfruttare l'occasione per imparare». Ignorò il fatto che la donna la guardasse con gli occhi sbarrati, e concluse dicendo:
«Perché quando tendi la mano in segno di rispetto, sarai a tua volta accolto con benevolenza».

Amisha aveva vissuto nell'ombra per la maggior parte della propria esistenza. Aveva tenuto nascosto il sogno di scrivere come se fosse una maledizione di cui vergognarsi. Aveva dato alla luce i figli di Deepak e aveva soddisfatto i suoi bisogni. Male storie nella sua testa non sarebbero mai morte. Quando scriveva, veniva trasportata in un luogo in cui lei poteva scoprire la persona che era ma non sarebbe mai potuta essere.

L'ultima testa di Idra

Tieni a mente Ercole e la sua clava perché l'ultima testa di Idra, se non lo sai, è immortale (e ben si vede).
Fontana di Ercole, Asola.

Pietre

Avignone e le sue pietre.