Visualizzazione post con etichetta famiglie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta famiglie. Mostra tutti i post

lunedì 26 settembre 2022

Due stanze, due ambienti, un cuore

Due stanze, due ambienti, un cuore. Nella prima, la stanza in alto, un uomo che suona un clarinetto (con una bella maglia con un gatto disegnato). Nell'altra, la stanza in basso, una bimba seduta che attende con il suo bel sorriso sul viso. Che attende con un gran cuore.
L'immagine è il regalo di mia figlia per le mie tournée, per quando sono fuori, per dirmi che comunque mi vuol bene e che mi aspetta a casa.
La terrò accanto alla carta d'identità. Per raccontare ciò che la plastica, con le sue lettere e i suoi numeri, non può fare.

mercoledì 13 maggio 2020

Il Male e il Bene

Avete tempo per ascoltare una breve e splendida favola giapponese dedicata a "Il Male e il Bene"? La favola, da me riscritta, era parte dello spettacolo Favolondo ideato, costruito e portato a spasso alcuni anni fa con Officine della Cultura e l'Orchestra Multietnica di Arezzo. L'ascolto di oggi è in una versione speciale dedicata alla Casa Museo Ivan Bruschi di Arezzo. Se vi è piaciuta tra due giorni, venerdì prossimo, ne uscirà un'altra. Restate in contatto!

martedì 2 novembre 2010

Di figli, teatro e genitori

Caro Lettore,
in questi anni di teatro per l’infanzia ho visto bimbi tristi e bimbi allegri. Bimbi muti e incontenibili. Bimbi Iperattivi. Iperiperattivi o talmente fermi da sembrare sedati, chimicamente placati. O con le pietre tra i polmoni. Bimbi pensierosi e spensierati. Bimbi e genitori. Presenti e assenti. O distanti ma assordanti. Perché al teatro/laboratorio per i bimbi il genitore va spesso come a una festa di compleanno, come a un’animazione trastullante, di poche pretese, quasi ignorante talmente è infantile e, all’apparenza, “inintelligente”. Non sono genitore, Lettore, ma dalla parte di chi sta coi bimbi, e li organizza in occhi e orecchie e lingue per fare un gioco chiamato ‘teatro’ - ma che già, per me, è il futuro che cerca ragioni, anche nei bimbi, anche coi bimbi -, m’è capitato spesso di lamentarmi di quel brusio genitoriale che col teatro definito ‘per i bimbi’ s’assenta, s’astiene e, nell’attesa, fa anticamera coi suoi simili e si ciarla e si racconta. A voce alta! Come se il bimbo e chi l’organizza si trovasse bene solo in quel frastuono che ormai è la nostra cucina all’ora di cena coi racconti del giorno - quando ci sono - e la televisione accesa in uno stesso tempo, in una stessa storia. Che disastro di racconti! Che storie venute male! Che trame caotiche, insensibili, dispersive alle orecchie dei bimbi e alla loro grande memoria pensante.
E poi viene quel giorno in cui figli e genitori si presentano integri e compatti come opere d’arte esposte in galleria di cui non si riconosce dove la cornice ha fine e l’opera inizio. In cui il fanciullo è grande della fanciullezza che il grande ancora custodisce e si diverte a rappresentare. Questi sono i bimbi e gli adulti che porto nel cuore e per i quali il mio scrivere e fare teatro non è più lavoro, né mestiere, ma è la ‘simpatia’ del diapason che risuona di quel che altri fanno vibrare.
A loro dico grazie perché senza di loro sarei carne e mente da macello, talmente inutile da poter essere assente.

Nella foto gli ultimi di questa stirpe generosa che mi è stato dato in sorte d’incontrare. Il pomeriggio era di pioggia ma non si vede. Eravamo al sole, noi, di una favola in costruzione e non solo in senso letterale. Rischiarati dagli scaffali della libreria Fahrenheit 451 di San Giovanni Valdarno. È a voi che dico grazie!