venerdì 18 settembre 2026

Favole dell'abbandono: Il peso delle parole

Quando lasci tua figlia a scuola e ti sfiora un aeroplanino di carta... chi ha voglia di leggere prima di andare a dormire? "Favole dell'abbandono: Il peso delle parole" da stasera su lortica.it.

Fine settimana in teatro e musica

Un fine settimana in viaggio, un doppio appuntamento tra teatro e musica.

Sabato 19 settembre, alle ore 20:30, ci vediamo a Villa Badoer, Fratta Polesine (RO), per l'inizio della tournée 2026/27 di "Matteotti - Anatomia di un fascismo" con Ottavia Piccolo e I Solisti dell'Orchestra Multietnica di Arezzo. Un evento eccezionale sotto molti aspetti: per la vicinanza alla casa natale di Giacomo Matteotti, per la replica all'aperto (sarà la prima e l'ultima!), per i libri di cui saremo sommersi grazie al Festival del LIbro di Fratta Polesine.

Il tempo di riposare e di attraversare mezza Italia e domenica 20, alle ore 21:30, l'Orchestra Multietnica di Arezzo sarà in concerto in Piazza San Faustino, a Viterbo, nell'ambito di "Molti Volti", la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Giornata splendida e ingresso libero. Nulla di meglio per una domenica di fine estate!

Urlando con i cannibali

Lee Maynard, “Urlando con i cannibali”, Mattioli 1885. Da leggere in un fiato in questi tempi d’odio. 

(p. 113) Qualche anno dopo ci avrei ripensato e mi sarei detto che il rituale, quella cosa chiamata risveglio, era uno sfogo per le persone a cui la vita non forniva tali sfoghi, uno sfogo per le persone che dormivano intabarrate la notte, che si spogliavano e si vestivano per andare a letto nell'oscurità delle loro cabine armadio, che non si truccavano, che non ballavano, che andavano in chiesa cinque o sei volte alla settimana, che vivevano vite dure e spartane di incredibile dolore e ottusità, e a cui veniva detto per tutta la loro esistenza che erano peccatori. Il rituale, avrei pensato allora, era necessario.
Probabilmente impediva loro di impazzire. Avrei confessato questa opinione sotto il sole splendente di una fresca foresta dell'Oregon a un boscaiolo, un uomo di statura e forza enormi che teneva una mazzetta di tabacco da masticare delle dimensioni di una palla da baseball piantata nella sua guancia.
E il boscaiolo mi avrebbe preso a pugni, la sua mano come una mazza che si schiantava sulla mia bocca, spaccandomi la pelle e portandomi quasi via un dente. Ma il pugno non mi avrebbe fatto cambiare idea.

(p. 227) Quaggiù è diverso, Jesse. Quaggiù alcune persone sono nate con l'odio già dentro di loro, e lo fanno crescere fin dall'inizio. Odiano senza sapere il tuo nome o il tuo cognome. Non importa.

(Pp. 273-274) Jesse, amico mio, penso che tu abbia capito, solo che ancora non lo sai. Vedi, l'importante è fare ciò che è giusto. Potrebbe anche non essere importante sapere perché l'hai fatto.
È strano come funziona, vero?

(Pp. 299-300) Ma prima o poi le cose cambiano, o almeno è stato sempre cosi nella mia esperienza. È come... impilare piccoli sassi su una lastra di vetro piatta. Ovunque fossi, sembrava che non facessi altro che aumentare il carico: ogni giorno un altro sasso sopra la lastra, senza mai pensarci, senza riflettere su come il peso si stesse accumulando. E poi un giorno, schiacciato da tutto quel peso, il vetro si rompeva, e tutti i sassi e i giorni, e le cose che si erano accumulate sopra precipitavano attraverso quella spaccatura frantumandosi, e la mia vita finiva in un cumulo di vetri rotti e pungenti sul pavimento.

mercoledì 16 settembre 2026

Dov'è la testa?

La mia fatica più grande, una volta chiuso il sipario sul Palio di Isola Dovarese, è riportare a casa la testa. Carico il corpo in auto, saluto, abbraccio, rimando a prossime splendide occasioni d'incontro e parto. E l'auto va, rotola per 300 chilometri e si ferma davanti a casa. E le braccia scaricano le valigie e preparano le lavatrici. E ciò che torna pulito è pronto per un nuovo viaggio. Ma la testa no. 
Non basta lavarla: non c'è proprio. 
Dov'è la testa? Perché non c'è? La cerco, la chiamo. Niente: sparita.
"So io dove trovarla" dice il cuore. E se avessi la testa lo saprei, me ne ricorderei. Ma non ce l'ho.
"Vai a prenderla!"
Passa un giorno. Ne passano due, a volte tre o perfino sei, e il cuore me la riporta. Non potrebbe riuscirci nessun altro. Rifare la strada più e più volte. 300 più 300 più 300 più... chilometri, nel tempo di un sorriso.
Come la convince? Non l'ho mai saputo. Non ho la testa, l'ho detto. Lui dice che prima la testa lo spinge a ripercorrere tutti i giorni del Palio, a rivedere ogni viso, ogni amica/o, a ripensare ad ogni scelta. Con decine di grazie.
Decine. Centinaia. 300 + 300 + 300...
Poi tira in ballo la birra, il salame cremonese, i tavoli di legno, la paglia, il fuoco, i fuochi, i colori, le notti, certe notti, e via e via.
Poi si commuove. Non vorrebbe più tornare, nemmeno lui. 
Infine il tempo fa quello che deve fare ed è la testa, a questo punto, a chiedere al cuore di riportarla a casa. Perché nella testa tengo l'agenda e ogni tanto anche la testa la legge e si spaventa. E lo spavento è un motore che fa fare 300 chilometri in uno sbuffo. Un po' come fa l'emozione col cuore.
Ecco. Sono passati quasi due giorni e la testa ancora non c'è. Domani partirà per Isola il cuore. Speriamo bene.

domenica 13 settembre 2026

La domenica del Palio

Un libro tra le mani, una penna al fianco. La mia domenica del Palio di Isola Dovarese vive nella piazza, tra la gente, nell'attesa dei giochi, delle sfide, della festa. Al mio fianco Messer Giocondo. 
Grazie ad Andrea Gaviraghi per aver fermato il tempo di questi momenti per me tanto veloci da sembrarmi vento.

Dal sabato alla domenica del Palio

Grazie a Pierangelo Lusvardi e a Stefano Sgagliardich per aver colto due momenti di quel tempo straordinario che è il sorriso di due ore di spettacolo giunte a compimento. Il sabato del Palio di Isola Dovarese lascia posto alla domenica ed io, ogni volta, arrivo impreparato a tanta bellezza. 

sabato 12 settembre 2026

Dal venerdì al sabato del Palio

Grazie ad Andrea Gaviraghi per gli scatti. Nel frattempo, al segno del suono delle chiarine, il venerdì del Palio Di Isola Dovarese ha lasciato posto al sabato.

  
 

Grazie a Pierangelo Lusvardi per questo altro scatto con le contrade ai propri posti e la piazza pronta per la scena.

mercoledì 9 settembre 2026

martedì 8 settembre 2026

Il rituale

Un rituale da portare a compimento. Il mio autoritratto sulla panchina del Ponte Martiri, a Isola Dovarese, dopo il saluto al fiume Oglio, placido e maestoso. Ci vengo a piedi, dalla piazza dove, tra poche ore, inizierà una nuova serata di prove, passando dal laboratorio, il laboratorio del Palio, dove le forme, le idee, le strutture e i colori del Palio prendono vita. Qui, nel tutto scorre di queste acque fragorose, siedo, penso e ragiono. E un po' aspetto il destino del tempo e un po' lo faccio mio con questo scatto.

Fioraio di sogni

Oggi faccio il fioraio. Fioraio di sogni. Fiori enormi per un sogno enorme: riempire di fiori un'intera piazza. Non proprio intera, a dire il vero. Solo il necessario affinché si veda che è un sogno. 
Sabato sera, per il grande sabato del Palio di Isola Dovarese, faremo altrettanto ma, con il pubblico presente, sogneremo molto più in grande.

 

lunedì 7 settembre 2026

venerdì 4 settembre 2026

Palio di Isola Dovarese

Venite con Artribune.com a scoprire cosa vi attende alla 59ma edizione del Palio di Isola Dovarese. Grazie a Livia Montagnoli per l'articolo.

La cacciatrice di storie perdute

Da Sejal Badani, “La cacciatrice di storie perdute”, Newton Compton Editori. In cerca di una ragione per scrivere e continuare il viaggio. E per scoprire quello che non si è mai saputo delle proprie madri.

«Jay». Amisha si inginocchiò e prese la piccola mano di suo figlio nella sua.
«Le donne e gli uomini sono fatti allo stesso modo». Cercò le parole giuste per aiutarlo a capire. «Tu hai due braccia e due gambe, proprio come me». Agitò gli arti facendolo ridere.
«Tu hai due occhi, un naso e una bocca. E anche io». Aprì la bocca ed emise un «Ahh» al punto che il figlio gliela coprì con la mano. «Tu hai un cuore e io ho un cuore». Si baciò le dita e le premette sulla camicia del figlio, proprio sopra lo sterno. «Tu hai un cervello e io ho un cervello», continuò Amisha toccandogli dolcemente la fronte con la sua.
«Siamo uguali». Fece una pausa per vedere se il figlio aveva capito.
«Quindi puoi fare qualunque cosa, come papà?», chiese innocentemente.
«Penso di sì». Distese il viso. «Voglio vedere se ne sono capace». «Perché non dovresti essere capace?» «Non lo so».

Per la prima volta, qualcuno le stava dicendo che lei aveva del talento.
Amisha si sentì turbata dall'ironia della situazione. La sua scrittura era il contributo più grande che lei potesse dare a una società che non l'avrebbe mai apprezzata. Consapevole di tutto ciò, si era inginocchiata davanti alla dea implorandola di privarla del suo dono. Eppure, il solo pensiero di scrivere di nuovo le faceva palpitare forte il cuore per l'eccitazione. Forse, la sua passione per la scrittura non era una sofferenza da tollerare, bensì un dono da amare e proteggere. Le sue storie erano l'unico passaporto che l'avrebbe condotta in luoghi in cui non era mai stata.
Senza di loro, sarebbe rimasta intrappolata per sempre in quel villaggio.

Amisha raddrizzò la schiena e tentò di raccogliere la sua forza limitata, eppure si sentiva piccola rispetto all'imponente donna inglese.
«Insegnerò qui perché questo è ciò che mi è stato chiesto». Pensò alle sue storie e all'importanza che avevano per lei. «Per quanto riguarda ciò che insegnerò, non lo so ancora bene», ammise. Nell'affrontare quella donna, si sentì ancora più giovane dei suoi anni. «Chiederò agli studenti di mettere per iscritto quello che si annida nei loro giovani cuori. E se le storie li condurranno in terre lontane, li incoraggerò a intraprendere questo viaggio».
Amisha concesse un sorriso a quella donna irremovibile. «Insegnerò loro, quando viaggeranno con le storie, a rispettare le persone che incontreranno e i loro valori. Non sta a noi giudicare gli usi e i costumi degli altri, ma possiamo sfruttare l'occasione per imparare». Ignorò il fatto che la donna la guardasse con gli occhi sbarrati, e concluse dicendo:
«Perché quando tendi la mano in segno di rispetto, sarai a tua volta accolto con benevolenza».

Amisha aveva vissuto nell'ombra per la maggior parte della propria esistenza. Aveva tenuto nascosto il sogno di scrivere come se fosse una maledizione di cui vergognarsi. Aveva dato alla luce i figli di Deepak e aveva soddisfatto i suoi bisogni. Male storie nella sua testa non sarebbero mai morte. Quando scriveva, veniva trasportata in un luogo in cui lei poteva scoprire la persona che era ma non sarebbe mai potuta essere.

L'ultima testa di Idra

Tieni a mente Ercole e la sua clava perché l'ultima testa di Idra, se non lo sai, è immortale (e ben si vede).
Fontana di Ercole, Asola.

Pietre

Avignone e le sue pietre.

giovedì 3 settembre 2026

Affacciati

Affacciati ad Avignone.

Promemoria isolano

Promemoria del tempo che passa. Nove edizioni e 11 anni di Palio di Isola Dovarese attraverso magliette indossate, sporcate, lavate e rilavate. Così come le grafiche, i colori, gli stili, le storie. Nel mezzo il covid ma è giusto che non ne abbia ricordo, almeno tra le mie maglie.
Chi passa da Isola Dovarese, e vede queste maglie muoversi tra strade e trapani e colle a caldo e legni da piallare, sa che al Palio mancano ormai pochi giorni (11, 12 e 13 settembre). Che c'è gente al lavoro, sgobatori che fanno quello che devono fare. E di queste maglie se ne vedono parecchie, in giro, perché il Palio quest'anno fa 59 edizioni e gli sgobatori ci sono sempre stati. Ma le mie sono 9 e ci tengo a ricordarle, pur sbiadite e grinzose come sono. D'altronde non le ho mai stirate.  

mercoledì 2 settembre 2026

A Gianfranco Pedullà

Gianfranco, ti chiedo scusa ma ci è voluto del tempo. Ci sono parole che vanno cercate lontano, vanno cercate troppo dentro. E poi, mentre le cerchi, i ricordi sovrastano tutto. S'impongono. E scopri che di parole, ancora, non ne hai. Né mai le avrai, probabilmente. 
Pensare che il mio affetto è nato tra le parole del tuo volume "Il teatro italiano nel tempo del fascismo" nella storica edizione de Il Mulino (1994). Parole prima delle strette di mano, delle chiacchierate, delle giornate passate in prova, delle tante collaborazioni tra Arezzo e Firenze, degli infiniti viaggi in furgone. I miei amori, perfino, sono passati dal tuo teatro: il primo e l'ultimo. Questi di carne. E poi il più grande, tra quelli di parole: Bertolt Brecht. Dalla "Santa Giovanna dei Macelli", nell'allestimento ad Arezzo del 1995, alla mia tesi di laurea, che hai letto e apprezzato, a tutte quelle volte che mi hai presentato non solo come un attore, come un musicista, come un tuo collaboratore, ma come un esperto della musica di Brecht. Ti sarò sempre grato per questo tuo saper leggere, parole e corpi.
Ricerco le produzioni in cui mi hai coinvolto con il Teatro Popolare d’Arte e non posso fare a meno di notare il peso delle parole che abbiamo raccontato: "Ubu Re" di Alfred Jarry (1996); "La fattoria degli animali" di George Orwell (1996); "Opera in prospettiva" da Bertolt Brecht (1997); "Notte decameroniana" di Ugo Chiti (1999); "La crociata dei semplici", tua e di Bartolo Incoronato e "Un malato immaginario" da Molière (2000); "Madre" da Maksim Gorkij e Bertolt Brecht (2001); "A Bertolt Brecht" con la straordinaria Marisa Fabbri (2001) che un pomeriggio, prima della replica aretina, portai a sistemarsi i capelli e lei, tra un racconto e l'altro, mi offrì una bevanda al Caffè dei Costanti.
E ancora le mie parole, con "Il corvo blu" (2001), il primo spettacolo con cui ho superato le 100 repliche, e "Boccamatto e le facce grigie di Piriulì" (2004), in scena insieme ad un'anima gemella dai capelli lunghi che purtroppo, pure lei, già non c'è più: Gianna Deidda.
E infine le parole in musica del tuo "Pulcinella", in giro per l'Italia dal 2001 al 2007, in cui mi sono divertito tanto quanto ho sudato, insieme a Rosanna Gentili e Bartolo Incoronato; e quelle, ironiche, dirompenti, di "Morire dal ridere" (2006), con l'estroso Nicola Rignanese, che ha segnato, per me, il cambio di rotta, il privilegio dato alla musica, con amici che sono ancora compagni di viaggio: Massimo Ferri, Luca Baldini e le Officine della Cultura, tutte.
Non abbiamo però smesso d'incontrarci: "Il piccolo principe" (2007); "Gulliver" (2010).
Ricordo un viaggio in Calabria, nella tua Calabria, fianco a fianco nel furgone, in cui il tuo racconto sapeva di nostalgia e di libertà. Di scelte decise, nell'andare e nel tornare. Ricordo quel pomeriggio, a Como, in cui saltò il dimmer (se ben ricordo) rovinando il nostro pomeriggio e la nostra cena ma "Pulcinella" andò in scena lo stesso. Ricordo una cena nella tua casa di Lucignano in cui scoprii la ricotta al forno e Fabiola riuscì a convincermi a provare a fare in casa i pomodori secchi sott'olio. Ricordo le tante serate di prove e risate con la Compagnia d'Arte Scenica a Foiano della Chiana. A Foiano, ancora, i tanti anni nelle scuole, insieme a Donatella Volpi, ricercando parole necessarie. Ricordo i corsi di formazione. Ricordo il giorno in cui ballasti al mio matrimonio. Ricordo quella volta che, sperduti in una delle tante città della tournée, ti ricordavi di un posto in cui fermarsi per cena segnalandomi le specialità locali. Ricordo gli appuntamenti in cui riuscisti a coinvolgermi nell'altra mia passione, quella audiovisiva, molti dei quali nel carcere di Arezzo: "Il combattimento di Tancredi e Clorinda" (2001); "Uccellini & Uccellacci", "Uccelli" da Aristofane, "Ubu re incatenato" da A. Jarry (2002); "Il giardino di Ljuba" da A. Checov e "Woyzeck" da A. Büchner (2003); "Pulcinella dei misteri" e "L'apocalisse secondo Beckett" (2004); "Re, popolo e buffoni" (2008). Ricordo un pomeriggio di "Pulcinella" in cui ti lasciasti fotografare. Chissà perché. Avevamo del tempo da perdere? Ti serviva uno scatto per una qualche pubblicazione? Non ricordo. So solo che io avevo la reflex, tu la pazienza.
Ho ritrovato quella foto. La posto qui. 
Ne ho ancora di ricordi. Un pomeriggio a Poppiano. Il tuo studio. I tuoi figli, ancora piccoli. E sono triste per non essere riuscito a venirti a trovare. Per aver parlato troppo poco in questi ultimi anni.
Un po' te lo dovevo, dunque, questo racconto. Sono le mie scuse per i ricordi che mi si sono affollati in testa (Pirandello aveva le sue ragioni). Per le parole che non ho trovato perché scavare fa male. Sono il mio grazie e il mio addio. 
A Gianfranco Pedullà. 



Se fossi stato un angelo

Le mie giornate da fanciullo, se fossi stato un angelo. Scattata ad Aix-en-Provence.

Di pietra e di sole

Aix-en-Provence di pietra e di sole. 

martedì 1 settembre 2026

Lupo Gianni

Ci sono titoli che ti fanno impressione... mentre li leggi. Ed il mio nome, così, chiaro e leggibile, sotto a un lupo, stamani mi ha fatto impressione. 
A Isola Dovarese se ne parlava giusto ieri del "lupo Gianni". Anche noi siamo alle prese con un lupo, il lupo di San Francesco, che farà il suo ingresso in piazza per la domenica del Palio. Ed era curioso che ci fosse in giro, da queste parti (chilometro più chilometro meno) un lupo con il mio nome, proprio in questo periodo. 
Stamani eccolo sul giornale. L'hanno catturato.

lunedì 31 agosto 2026

domenica 30 agosto 2026

Fermarsi a Bussana Vecchia

Fermarsi a Bussana Vecchia, Sanremo. Attraversarla in un pomeriggio di sole. Mangiare sotto un pergolato, circondati da vecchie rovine, da giovane arte. Sentirne la forza e la fragilità mentre gli occhi spaziano e i piedi tremano. Innamorarsene, un po', volendo fuggire. 

venerdì 28 agosto 2026

Incontri nel buio

"Incontri nel buio". Divertimento fotografico del 2008 che mi è tornato tra le mani.



"Matteotti - Anatomia di un fascismo" a Villa Badoer

Villa Badoer, Fratta Polesine, a pochi dalla Casa Museo Giacomo Matteotti.
Venerdì 19 settembre, nell'atteso incontro tra la storia, il nostro racconto e la terra sotto ai nostri stessi piedi, daremo inizio alla nuova tournée di "Matteotti - Anatomia di un fascismo" di Stefano Massini, con Ottavia Piccolo e I Solisti dell'orchestra Multietnica di Arezzo.
Le luci di questa cornice strepitosa si accenderanno alle ore 20:30 ma la giornata di Badoer Letteraria, che ci ospita, sarà ricca anche di altri incontri. Per chi ha voglia di assistere a questo atteso appuntamento i biglietti sono già in vendita.

Fioriti nel buio

"Fioriti nel buio". Divertimento fotografico del 2008 che mi è tornato tra le mani.

giovedì 27 agosto 2026

La vierge ouvrante d'Anost

La vierge ouvrante d'Anost, fedele riproduzione dell'originale rimossa dalla chiesa di Anost nel XIX secolo in considerazione dell'ambiguità dei riti popolari legati alla statua, come ad esempio la protezione delle donne incinte. 
"Descrizione del rito: Le donne incinte si recavano davanti alla statua per deporre offerte e invocare la grazia di un parto felice. Facevano toccare alla statua un panno destinato ai loro neonati."
C'è del mistero!

martedì 25 agosto 2026

Il peso di sé

Quando ci ricorderemo di salvare noi stessi?

"Il peso di sé" del duo artistico Elmgreen & Dragset, dal 2013 lungo la Saona a Lione.