(p. 113) Qualche anno dopo ci avrei ripensato e mi sarei detto che il rituale, quella cosa chiamata risveglio, era uno sfogo per le persone a cui la vita non forniva tali sfoghi, uno sfogo per le persone che dormivano intabarrate la notte, che si spogliavano e si vestivano per andare a letto nell'oscurità delle loro cabine armadio, che non si truccavano, che non ballavano, che andavano in chiesa cinque o sei volte alla settimana, che vivevano vite dure e spartane di incredibile dolore e ottusità, e a cui veniva detto per tutta la loro esistenza che erano peccatori. Il rituale, avrei pensato allora, era necessario.
Probabilmente impediva loro di impazzire. Avrei confessato questa opinione sotto il sole splendente di una fresca foresta dell'Oregon a un boscaiolo, un uomo di statura e forza enormi che teneva una mazzetta di tabacco da masticare delle dimensioni di una palla da baseball piantata nella sua guancia.
E il boscaiolo mi avrebbe preso a pugni, la sua mano come una mazza che si schiantava sulla mia bocca, spaccandomi la pelle e portandomi quasi via un dente. Ma il pugno non mi avrebbe fatto cambiare idea.
(p. 227) Quaggiù è diverso, Jesse. Quaggiù alcune persone sono nate con l'odio già dentro di loro, e lo fanno crescere fin dall'inizio. Odiano senza sapere il tuo nome o il tuo cognome. Non importa.
(Pp. 273-274) Jesse, amico mio, penso che tu abbia capito, solo che ancora non lo sai. Vedi, l'importante è fare ciò che è giusto. Potrebbe anche non essere importante sapere perché l'hai fatto.
È strano come funziona, vero?
(Pp. 299-300) Ma prima o poi le cose cambiano, o almeno è stato sempre cosi nella mia esperienza. È come... impilare piccoli sassi su una lastra di vetro piatta. Ovunque fossi, sembrava che non facessi altro che aumentare il carico: ogni giorno un altro sasso sopra la lastra, senza mai pensarci, senza riflettere su come il peso si stesse accumulando. E poi un giorno, schiacciato da tutto quel peso, il vetro si rompeva, e tutti i sassi e i giorni, e le cose che si erano accumulate sopra precipitavano attraverso quella spaccatura frantumandosi, e la mia vita finiva in un cumulo di vetri rotti e pungenti sul pavimento.
venerdì 18 settembre 2026
Urlando con i cannibali
Lee Maynard, “Urlando con i cannibali”, Mattioli 1885. Da leggere in un fiato in questi tempi d’odio.
