sabato 10 ottobre 2026

Il figlio americano

Da "La gang dei sogni" di Luca Di Fulvio (Harper Collins Italia) per quell'idea di figlio americano che resta nella testa di una goccia negra.

Le vie della città, soprattutto nei distretti bassi, erano costantemente intasate di gente. Cetta non aveva mai visto così tante persone insieme. Un paio di palazzi di appartamenti avrebbero potuto ospitare tutti gli abitanti del suo paese d’origine. E solo lì, nell’East Side, i palazzi erano centinaia. La gente viveva pigiata nelle case, nelle camere, per strada. Era impossibile non toccarsi, non sentire i discorsi, non annusare gli odori dei corpi. Cetta non sapeva che esistessero così tante razze, così tante lingue. Non sapeva che potessero esserci uomini e donne tanto bassi e tanto alti. Così tanti colori d’occhi e di capelli. E persone tanto forti e tanto deboli, tanto ingenue e tanto furbe, tanto ricche e tanto povere, tutte insieme. Come nella Babele che raccontava il prete a messa, al paese. E Cetta aveva paura che come quella Babele anche questa crollasse, un giorno. Proprio ora che lei era arrivata. Aveva paura che la gente impazzisse, tutta insieme, e che cominciasse a urlare parole che nessuno avrebbe capito. Proprio ora che lei aveva imparato quella lingua difficile e affascinante, morbida, rotonda. L’unica lingua che avrebbe conosciuto suo figlio americano.

«Il teatro» gli diceva, «è un mondo perfetto, dove ogni cosa è come dovrebbe essere. Anche quando finisce male. Perché tutto quanto è messo in ordine.»

«Puoi stare tranquillo. Il prossimo 10 marzo, per onorare la morte di Harriet Tubman, non sputerò su una delle tue cose» rise Cyril, sventolando un vecchio giornale sotto il naso di Christmas. «E sai perché?» «Perché sono uno straordinario aiuto magazziniere e grazie a me non devi più andare ai piani alti» sorrise Christmas. «Non dire sciocchezze. Non sputerò su una delle tue cose perché non sei un bianco» e Cyril, ridendo di gusto, aprì il giornale sul tavolo da lavoro. «Guarda. Alabama, 1922. Jim Rollins, un negro più negro di me, va a letto con una bianca. Miscegenation, mescolanza di razze, un reato pesante. Un tempo ti impiccavano per una cosa del genere, ragazzo. Ma poi si scopre che la donna con cui Jim Rollins è stato a letto è italiana. Leggi qua… Edith Labue. E viene assolto. Perché voi italiani non siete bianchi per gli americani. Avete quella che loro chiamano goccia negra» e di nuovo Cyril rise. «Siamo quasi fratelli, ragazzo, e quindi il 10 marzo non ti includerò nella lista dei bianchi ai quali sputo.»

Christmas esitò. Poi aprì il cassetto, prese un foglio e lo fece scorrere nel rullo. Sentì una specie di brivido. E gli piacque il rumore del rullo che scorreva, trascinando la carta. «Ecco, prova a immaginare» disse Nick. «È un pezzo di carta bianca, ora. Nient’altro che un pezzo di carta bianca. Ma su quel foglio tu puoi scrivere le tue parole. E le tue parole faranno nascere un personaggio. Un uomo, una donna, un bambino. E a quel personaggio tu assegnerai un destino. Di gloria, di tragedia, di vittoria o di sconfitta. E poi verrà un regista. E un attore. E quelle parole saranno filmate. E allora, in una sperduta sala di… non lo so, trova tu un posto di merda, nel culo del mondo… ecco, in quella sala ci saranno delle persone che vivranno il destino che tu hai scelto, e lo sentiranno come proprio, e crederanno di essere lì, in quel posto vero ma immaginario che è uscito da qui, da questo foglio.»