Ci sono idee che nascono passeggiando. Racconti che si muovono insieme alle gambe, alla lingua, ai pensieri, agli incontri. "Il padrelingua" è nato così, passeggiando, in famiglia, cercando di spiegare le radici di una parola, lasciandosi trascinare dal pensiero in qualcosa d'altro. Una storia è come un prurito, alla fine. Non sai da dove viene, perché è arrivata, perché ha scelto proprio te, ma all'improvviso prude e la devi grattare fino a sentire la gioia tra le dita.
Per chi ha tempo da perdere - poco, per carità! - è da stamani online l'ultima delle mie Ai Stories dal titolo "Il padrelingua". L'immagine, come in tutte le mie Ai Stories, è nata da un prompt. La storia da una passeggiata.
martedì 27 ottobre 2026
Ai Stories: Il padrelingua
Il sogno della macchina da cucire
Anche se la tua storia inizia proprio lì dove finisce il romanzo, l'ho letto ritrovandoti figlia di quel pensiero, di quella società che hai cambiato con la determinazione e con la forza. E con le lacrime. Per te e per tutte le donne. E anche per me.
Le tue macchine da cucire sono ancora lì, in quel tuo piccolo laboratorio. Anzi, forse una no. Una ce l'ha tua nipote, se ben ricordo. Ne saresti felice.
Come tutti i signori, l’avvocato per i propri abiti si serviva da un sarto per uomo, ma quello del sarto era un mestiere completamente diverso dal nostro: diversi i tessuti usati, diverso il taglio, diverse le tecniche di cucitura, diverse le regole dell’apprendistato; nessuna donna era ammessa a lavorare in quel campo, forse perché le esigenze del pudore vietavano loro di toccare i corpi maschili per prendere le misure, non so, ma quella era l’antica tradizione. Due mondi completamente separati. Mia nonna era analfabeta. Non si era mai potuta concedere il lusso di andare a scuola e adesso, nonostante lo desiderasse, non poteva concederlo neppure a me. Bisognava che imparassi presto ad aiutarla e che dedicassi al lavoro tutto il mio tempo.
“Ma qui non si tratta di morale vera, si tratta di ipocrisia,” diceva. Aveva delle idee veramente bizzarre sulla uguaglianza dei sessi la mia signorina Ester, e sul fatto che gli uomini non dovessero pretendere dalle donne quello che non erano disposti a fare o non fare loro stessi. Si indignava quando leggeva nell’ultima pagina dei giornali i romanzi a puntate che parlavano di donne “perdute” o “peccatrici redente”.
Io alla Miss ero affezionata, anche se era una donna stravagante e se le buone famiglie della città non la ricevevano e facevano mille chiacchiere su di lei accusandola di essere una poco di buono, come d’altronde tutte le donne senza marito, straniere o italiane, che lasciavano la casa paterna per girare il mondo e che si guadagnavano da vivere col lavoro. Se fosse stata povera, una sartina come me, un’operaia, una domestica, gliel’avrebbero perdonato, purché restasse al suo posto e non pretendesse di trattarli alla pari. Ma lei si considerava alla pari o forse, da brava americana, neppure si rendeva conto che da noi le distanze tra i vari ceti e classi e famiglie erano profonde e invalicabili. E che alle donne non era concesso comportarsi con la stessa libertà di un uomo. Sul passaporto la Miss aveva fatto scrivere “professionista”. Intendeva evidentemente nel campo del giornalismo e nella critica d’arte; il commissario di Polizia lo aveva raccontato in giro e i signori ne ridevano. Per loro “professionista”, mi aveva spiegato la signorina Ester, detto di una donna significava una cosa sola, quella che chiamavano “la più antica professione del mondo”, prostituta.
“Ascoltami,” disse la Miss gravemente. “Sei giovane, e ti può capitare di innamorarti. Ma non permettere mai che un uomo ti manchi di rispetto, che ti impedisca di fare quello che ti sembra giusto e necessario, quello che ti piace. La vita è tua, tua, ricordalo. Non hai alcun dovere se non verso te stessa.” Parole difficili, parole da americana. Una donna deve sacrificarsi, deve sopportare, non può farsi sparlare dietro. Questo mi avevano sempre insegnato, questo facevano tutte. Non era forse un grande sacrificio per me rinunciare ai miei sogni sul signorino Guido? Ormai pensavo a lui come a mia nonna. Con grande affetto, con rimpianto, come a una persona che avrei rivisto solo in Paradiso, se esisteva.
[...] a pensarci bene quell’esperienza me la volevo godere da sola. Volevo passeggiare sulla spiaggia contemplando l’orizzonte, come avevo visto in un quadro, raccogliendo conchiglie e sognando mentre i voli dei gabbiani rigavano il cielo. Sognando cosa? Chi? Sognare era molto pericoloso, lo sapevo, non me lo potevo permettere.
Ero contenta di aver seguito il mio impulso, non erano soldi sprecati, viaggiare allarga la mente, aveva ragione la signorina Ester.
Ma il tempo, se non cancella ogni ricordo, lo fa impallidire. Il dolore che pensavi ti spezzasse il cuore diventa meno acerbo, il rimpianto più dolce.
lunedì 26 ottobre 2026
Laboratori
Evento speciale mercoledì 28 ottobre presso la Casa Circondariale di Arezzo. Un laboratorio musicale finisce, l'immagine di una possibilità forse non finirà.
domenica 25 ottobre 2026
Galleria del Louvre
Volevo una piccola galleria del Louvre qui, tra queste pagine, perché pur loro, a loro modo, portano tra le pieghe delle righe l'ambizione di somigliare ad un museo. Ho dovuto fare delle scelte. Un gioco di maschere, di nascondini. Una partita a carte, senza vincitori né vinti. Il segno, d'altronde, è solo per la mia memoria. Ed oggi sorride, lieta dell'omaggio.
Quasi 90 anni dopo
Antoniuccio Volti, "Armonie" (1915-39) in Place Théodore Herzi e Aristide Maillol, "Il fiume" (1938) nel Jardin du Carrousel. Parigi, quasi 90 anni dopo. Quanta strada fatta. Quanta da fare.
Amore e Psiche
Canova ha immaginato una strada ma non so se basterà un bacio a risvegliarci. Vedremo. Tu, intanto, bacia.
Parole a sufficienza
Forse il problema era proprio quello. Le persone diventavano tristi quando non avevano parole a sufficienza.
Cos’altro avrebbe potuto salvarla, a quel punto della sua vita, se non l’idea che qualcun altro potesse riuscire dove non era arrivata lei?
sabato 24 ottobre 2026
Basta un caffè per essere felici
Terrò del viaggio alcuni brevi ricordi, come istantanee perfette.
La gente mente per le ragioni più disparate.
La speranza scivolò via dagli occhi di Kazu come sabbia che cade silenziosa dentro una clessidra.
I nomi dei chicchi di caffè di solito derivano dal luogo di produzione. Nel caso del Moca, i chicchi crescono in Yemen e in Etiopia, e prendono il nome dal porto yemenita della città di Mokha, dove tradizionalmente venivano imbarcati e immessi sul mercato. I chicchi del Kilimanjaro sono cresciuti in Tanzania. Nagare amava i chicchi dell’Etiopia, e in effetti anche tra i clienti c’era chi apprezzava il loro gusto così particolare, tra l’amaro e l’acido.
Visto che stava sempre insieme ai ragazzini più tranquilli, non si era mai fatto notare, né alle elementari, né alle medie, né al liceo. Anzi, da piccolo era come una scialba carta da parati.
“Va bene, vivrò... Non importa come vanno le cose... Vivrò per mia madre, che non ha mai smesso di desiderare la mia felicità, anche all’ultimo...”
Mentre Miki agitava in aria il foglio, Kyoko chiese, cercando di sbirciare: «Qual è il tuo desiderio, stavolta?». «Vorrei che i piedi di papà smettessero di puzzare», lesse con entusiasmo Miki. Trovandolo terribilmente divertente, Kyoko si lasciò sfuggire un suono simile a una pernacchia. Ridendo anche lei, Miki saltò giù dallo sgabello e andò ad appendere il suo tanzaku all’albero insieme alle altre decorazioni. Era una data insolita per scrivere un tanzaku, normalmente la gente li scriveva il 7 luglio, in occasione di Tanabata, la festa delle stelle innamorate. L’albero era già pieno di altri fogli simili, e i contenuti erano i più disparati.
La gente tende a essere felice quando arriva la primavera, soprattutto dopo un freddo inverno. Ma l’inizio vero e proprio della primavera non è indicato da un momento in particolare. Non c’è un giorno che segna con precisione la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. La primavera si nasconde tra le pieghe dell’inverno. La vediamo emergere con i nostri occhi, la nostra pelle e tutti gli altri sensi. La troviamo nei fiori che sbocciano, nella brezza dolce e nel calore del sole. Esiste accanto all’inverno.
Certe volte la gente si confida solo con le persone care, ma altre volte ha bisogno di perfetti estranei per sentirsi a suo agio.
«Ehi, guardate!» urlò Miki. Si inchinò a raccogliere qualcosa da terra. Tra il pollice e l’indice stringeva un petalo di ciliegio. Doveva essere caduto dalla testa o dalle spalle di qualcuno. Cogliere un petalo di ciliegio è un modo come un altro per notare l’arrivo della primavera. Miki sollevò il petalo tra le dita. «La primavera è arrivata!» esclamò, e Kazu le fece un sorriso dolce.
Le stagioni scorrono in un ciclo continuo. Anche la vita attraversa inverni difficili. Ma, dopo ogni inverno, torna sempre la primavera. Qui era appena arrivata.
venerdì 23 ottobre 2026
giovedì 22 ottobre 2026
mercoledì 21 ottobre 2026
Fête de la Vielle
Ogni anno, ad agosto, nel cuore del massiccio del Morvan, in un piccolo borgo chiamato Anost, si svolge la celebre Fête de la Vielle. Lo scrivo per non dimenticarlo.
Favole dell'abbandono: Come ti sembro?
Inizia la giornata con una favola dell'abbandono! Ti sentirai, di certo, meno sola o meno solo. "Favole dell'abbandono: Come ti sembro?" fresca di stampa su lortica.it.
martedì 20 ottobre 2026
Sempre fesserie devi dire?
Resto sempre affascinato dall’uso del linguaggio giovanilistico nei negozi di sportswear e di urban casual. Basta mettervi piede per perdere di colpo una trentina d’anni, venendo declassati alla fascia teenager o young people.
Un vento leggero smuove come onde l’erba verde. In primavera la Sicilia somiglia all’Irlanda, prima che il caldo la inaridisca. In dialetto, in questa stagione la campagna «verdica», voce del verbo «verdicare», che non credo esista sui vocabolari, ma dà il senso della cosa che avviene.
– Esatto, Peppe. Ho fatto il giornalista, infatti: un mestiere di gente che non sa niente, ma spiega tutto.
Mi fa impressione pensare che la mafia più violenta e feroce sia potuta crescere in paesi carichi di storia e di memoria, ma forse non bisogna stupirsi: anche i nazisti amavano Wagner e leggevano Schopenhauer.
– Apericena significa che sostituisce la cena.
– Saverio – fa papà – quanto sei cavilloso: sostituisce, anticipa, supplisce, surroga, antepone. Cos’è, il dizionario dei sinonimi? Come si chiama si chiama: per noi è aperitivo. Prendi qualcosa?
– Ma se questo è aperitivo, la cena cos’è?
– Chiuditivo – fa papà – vero, Mimì?
Sono due incorreggibili, non prendono niente sul serio, manco la morte: non come ipotesi, ma come destino ineluttabile.
A tuo figlio ci pensi tu o lo azzoppo io?
– Regolati come ritieni opportuno, Mimì. Ho sbagliato tutto: avevo letto i pedagogisti moderni, dicevano che bisogna alimentare l’autostima dei figli. Temo di avere esagerato. E ora ne piangiamo tutti le conseguenze.
– L’albero torto – fa Peppe – si addrizza quando è giovane.
È sempre stato così: ha un animo competitivo, non riesce ad ammettere la sconfitta. Io invece, grazie a lui, l’ho assaporata fin da bambino. Semmai, è la gestione della vittoria che mi turba.
Saverio – sbotta papà – sempre fesserie devi dire?
– In Sicilia molti tipi umani sono paragonati ai cani, non sempre è un insulto. Anzi. Il canazzo di bancata è colui che sfrutta una rendita di posizione perché risiede stabilmente nei pressi di un negozio di alimentari e quindi riceve gli avanzi che il proprietario lascia cadere a terra. Dicesi, ad esempio, di chi frequenta uffici pubblici o ha ruoli politici: ogni tanto qualcosa gli resta in bocca. Il canazzo di mannara è il cane pastore, aggressivo e rabbioso, difende il proprio territorio con violenza. Il canazzo di vucciria, invece, è un tipo metropolitano, sta con altri cani altrettanto randagi davanti alle macellerie e ingaggia risse furiose per accaparrarsi l’osso buttato via dal carnezziere. Io amo il canazzo dell’ortolano che non mangia né fa mangiare, perché sorveglia un bene di cui direttamente non può godere, non essendo un animale erbivoro, per cui è tutore di qualcosa d’astratto, come la giustizia o il diritto o la verità. E qui mi fermo perché ci sono altri isotopi canini.
– Il cagnolo, il cagnolazzo, il cagnoleddu – fa Mimì.
– E il canuzzo, la canuzza o la cani – aggiunge papà – cioè il cane da caccia femmina.
– Il canazzo si può fare anche con le melanzane – precisa Peppe – se non c’è troppo caldo sennò viene la canazza. Ma qui la questione si fa ardua: è difficile spiegare che il canazzo è una ratatouille di ortaggi, mentre la canazza è l’accidia siciliana nei pomeriggi di scirocco. Si entra in una cosmogonia canina.
– Saverio, le prepari o ti vengono sul momento?
– Non mi fido della pace. È come la messa, quando il prete dice: andate in pace, fuori dalla chiesa può succedere di tutto.
– Saverio, il tuo ottimismo è straripante.
– Saverio, pensi di risolvere i problemi con una battuta ben fatta. Non funziona così, non li puoi impapocchiare tutti con una frase a effetto. La vita non è uno show.
– Saverio, smettila con queste battute – dice Randone – non fanno ridere nessuno. Prendi esempio dal tuo cane. Vedi quant’è saggio? Nemmeno parla, ma sembra più intelligente di te.
– Quante bugie ti racconti, Saverio mio. Ma se ti fanno stare meglio, va bene così.
– Non giocare a fare Dio, Saverio. A ciascuno il suo.
lunedì 19 ottobre 2026
A Lione con Saint-Exupéry
A Lione, lungo Place Bellecour, Antonine de Saint-Exupéry non dimenticherà mai il suo Piccolo Principe. E non riuscirà a liberarsene, nemmeno saltando, senza il rischio di rompersi un osso.
Memorie di un sabato sera
Memorie di un sabato sera in cui niente sembra finire mentre tutto sta per iniziare (anzi è già iniziato).
giovedì 15 ottobre 2026
Abiteremo questa notte
Abiteremo questa notte.
L'abbiamo sempre fatto.
D'essere la notte, intendo.
E chi la abita.
Nello stesso atto.
La foto, pur reale, pur autentica nel buio e nelle luci, è stata trattata con l'IA perché è pur l'IA parte di questa notte.
L'uomo medio e mediocre
D’altro canto Zeno, dopo una breve ma intensa ricerca interiore, era giunto alla conclusione che essere un uomo medio e mediocre non gli dispiaceva, anzi, coi tempi che correvano, costituiva una sorta di eccellenza far parte di una nicchia tutt’altro che disprezzabile.
mercoledì 14 ottobre 2026
Il dietro le quinte
Il dietro le quinte non si vede mai. Ma questa volta avevamo il bianco e nero di Federico de Cicco e il dietro le quinte della 59ma edizione del Palio di Isola Dovarese non scomparirà. Il dietro le quinte oggi è davanti.
Grazie Federico! Ci sono tanti altri splendidi scatti sulla sua pagina Fb.
lunedì 12 ottobre 2026
Dove trovare i miei volumi ad Arezzo
Stai cercando "Inesorabilmente lento" ma non riesci a trovarlo? Ha voglia di cimentarti con le mie "Lezioni d'amore e di chitarra" ma non sai come procurarti il volume? Nessun problema! Adesso puoi trovare entrambe le pubblicazioni a Fumettopoli Star Shop di Arezzo, in Via Piave. Entra e lasciati sorprendere!
domenica 11 ottobre 2026
La terrazza
La terrazza.
Dimmi che la vedi anche tu
la terrazza.
Dimmi che anche tu,
dopo un po',
come me,
non vedi altro che
la terrazza.
La terrazza.
Senza di te.
Senza di me.
Mentre il resto
c'è.
sabato 10 ottobre 2026
Il figlio americano
Le vie della città, soprattutto nei distretti bassi, erano costantemente intasate di gente. Cetta non aveva mai visto così tante persone insieme. Un paio di palazzi di appartamenti avrebbero potuto ospitare tutti gli abitanti del suo paese d’origine. E solo lì, nell’East Side, i palazzi erano centinaia. La gente viveva pigiata nelle case, nelle camere, per strada. Era impossibile non toccarsi, non sentire i discorsi, non annusare gli odori dei corpi. Cetta non sapeva che esistessero così tante razze, così tante lingue. Non sapeva che potessero esserci uomini e donne tanto bassi e tanto alti. Così tanti colori d’occhi e di capelli. E persone tanto forti e tanto deboli, tanto ingenue e tanto furbe, tanto ricche e tanto povere, tutte insieme. Come nella Babele che raccontava il prete a messa, al paese. E Cetta aveva paura che come quella Babele anche questa crollasse, un giorno. Proprio ora che lei era arrivata. Aveva paura che la gente impazzisse, tutta insieme, e che cominciasse a urlare parole che nessuno avrebbe capito. Proprio ora che lei aveva imparato quella lingua difficile e affascinante, morbida, rotonda. L’unica lingua che avrebbe conosciuto suo figlio americano.
«Il teatro» gli diceva, «è un mondo perfetto, dove ogni cosa è come dovrebbe essere. Anche quando finisce male. Perché tutto quanto è messo in ordine.»
«Puoi stare tranquillo. Il prossimo 10 marzo, per onorare la morte di Harriet Tubman, non sputerò su una delle tue cose» rise Cyril, sventolando un vecchio giornale sotto il naso di Christmas. «E sai perché?» «Perché sono uno straordinario aiuto magazziniere e grazie a me non devi più andare ai piani alti» sorrise Christmas. «Non dire sciocchezze. Non sputerò su una delle tue cose perché non sei un bianco» e Cyril, ridendo di gusto, aprì il giornale sul tavolo da lavoro. «Guarda. Alabama, 1922. Jim Rollins, un negro più negro di me, va a letto con una bianca. Miscegenation, mescolanza di razze, un reato pesante. Un tempo ti impiccavano per una cosa del genere, ragazzo. Ma poi si scopre che la donna con cui Jim Rollins è stato a letto è italiana. Leggi qua… Edith Labue. E viene assolto. Perché voi italiani non siete bianchi per gli americani. Avete quella che loro chiamano goccia negra» e di nuovo Cyril rise. «Siamo quasi fratelli, ragazzo, e quindi il 10 marzo non ti includerò nella lista dei bianchi ai quali sputo.»
Christmas esitò. Poi aprì il cassetto, prese un foglio e lo fece scorrere nel rullo. Sentì una specie di brivido. E gli piacque il rumore del rullo che scorreva, trascinando la carta. «Ecco, prova a immaginare» disse Nick. «È un pezzo di carta bianca, ora. Nient’altro che un pezzo di carta bianca. Ma su quel foglio tu puoi scrivere le tue parole. E le tue parole faranno nascere un personaggio. Un uomo, una donna, un bambino. E a quel personaggio tu assegnerai un destino. Di gloria, di tragedia, di vittoria o di sconfitta. E poi verrà un regista. E un attore. E quelle parole saranno filmate. E allora, in una sperduta sala di… non lo so, trova tu un posto di merda, nel culo del mondo… ecco, in quella sala ci saranno delle persone che vivranno il destino che tu hai scelto, e lo sentiranno come proprio, e crederanno di essere lì, in quel posto vero ma immaginario che è uscito da qui, da questo foglio.»
venerdì 9 ottobre 2026
Non ho detto tutto sull'estate: Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli
Seconda puntata dell'estate che non ho raccontato, o l'ho fatto solo in parte. "Storie della Buonanotte per Babine Ribelli" con Thony e l'Orchestra Multietnica di Arezzo. Un progetto che ha illuminato l'estate (la mia senz'altro) di musica e luci (e la voce strepitosa di Thony) e che continuerà a brillare anche d'inverno con una speciale tournée nei teatri. Ne scriverò ancora dunque, non c'è dubbio.
Nell'attesa segnalo che Thony è in questi giorni su Netflix con la seconda serie di "Maschi veri" nella parte di Tiziana. Non che c'entri qualcosa con il fatto che ho pubblicato questo post soltanto oggi.
Qui siamo al debutto presso l'Arena Eden di Arezzo con gli scatti di Gianluca Bennati. Era il 7 luglio (vedi tutto l'album).
Qui, invece, siamo all'Anfiteatro Romano di Fiesole con gli scatti di Antonio Viscido. Era il 4 agosto (vedi tutto l'album).


















































