"Come è oggi mia moglie?". Pare incredibile ma questa domanda era un gioco lecito, qualche anno fa. Un gioco da appendere alla parete con un sorriso, forse. Le qualità della "moglie" narrate in poche parole. Da trattare a mo' di calendario.
L'oggetto è del XXIX secolo ma non ne avevo mai incontrato uno fino a qualche giorno fa. Il timone delle lotte di mia madre l'ho ritrovato immobile in pochi centimetri di legno rosso, fiorito, appeso a una parete, ancora in balia delle onde del mare.
mercoledì 15 aprile 2026
Come è oggi mia moglie?
Al seguito di un tappo in Inesorabilmente lento
È l'inizio di una nuova giornata. Per molti in auto. Per molti nel traffico. Per moltissimi al seguito di un tappo, uno dei tanti. È l'ora di conoscerne le forme, i modi, la teoria: per superarli o, semplicemente, per sopravvivere. È l'ora di leggere la teoria del tappo: "Inesorabilmente lento" (Edizioni Helicon), di Gianni Micheli.
Ma come si definisce, in breve, un tappo?
martedì 14 aprile 2026
Beata moltitudo
Sono rimasto affascinato dalle figure di Alfredo Zelli. Mi ci sento dentro, proprio. Sono figure di questo (mio) tempo. Di questa umanità liquida, volatile, fumosa, perdutamente instabile.
Chi passa dal Mattatoio di Roma ci dia un occhio. L'ingresso è gratuito. Padiglione 9b. La mostra "Beata moltitudo" prosegue fino al 17 maggio.
domenica 12 aprile 2026
Pensare di volare
Cercare modi e forme
per trattenere il calamitarmi della terra
su spazi polverosi.
Approfittare del coraggio di un'altalena.
Ricordarsi di quella strana euforia
che sprigionano i piedi
dei bambini
quando non hanno fretta.
Vincere il peso.
Non rinunciare
a poter volare.
venerdì 10 aprile 2026
Il selfie del giorno
Un selfie con Amanda Sandrelli e Paolo Giovannucci per ricordarvi che fino a domenica 12 aprile saremo al Teatro Vittoria di Roma con "Il carnevale degli insetti" di Stefano Benni.
Attraversato il selfie ecco invece un raro momento del dietro il sipario, il rito collettivo che centra l'intera compagnia su un unico obiettivo: dare il meglio di sé. Il momento in cui, per ben tre volte, una parolaccia si fa custode, protettrice e paladina di un'intera ora di spettacolo: la parola m***a.
Favole dell'abbandono: Che puzza
Era così lucida e dorata, sull'asfalto grigio, che un po' m'ha fatto tenerezza. Abbandonata sul fianco, come stremata. Ho immaginato la sua ultima e più grande ricerca. E il suo coraggio. Tutto da leggere nell'ultima delle mie: "Favole dell'abbandono: Che puzza".
martedì 7 aprile 2026
Il caffè Mattia Moreni
Le mie Pagine Allegre sono tornate e sprizzano colori in ogni dove con l'articolo: "Il caffè Mattia Moreni". Merito della mostra “Dalla regressione della specie all’umanoide” presso il MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna. Con una dedica al genio di Mattia Moreni.
domenica 5 aprile 2026
Tempo Medio di Roma
Cosa segna il tempo medio di Roma? Nuvoloso. La lemniscata? Silenziosa.
Notizie dalla meridiana di Piazza Garibaldi, Ravenna.
sabato 4 aprile 2026
venerdì 3 aprile 2026
giovedì 2 aprile 2026
Il cavallo
Il cavallo di Mimmo Paladino, Piazza Anita Garibaldi, Ravenna. Postura nobile di chi non teme di andare dove sarà necessario andare.
mercoledì 1 aprile 2026
Basilica di San Vitale
Oggi ti porterò a fare quattro passi/scatti alla Basilica di San Vitale, a Ravenna, uno dei monumenti più rilevanti dell’arte paleocristiana, nata grazie a 26 mila soldi d’oro messi a disposizione dal banchiere Giuliano Argentario nel 525-26 d.C. O buon Giuliano, ne avrai avute di faccende da farti perdonare?
martedì 31 marzo 2026
Il carnevale degli insetti
"Il carnevale degli insetti" di Stefano Benni, con Amanda Sandrelli, Paolo Giovannucci e l'Orchestra Multietnica di Arezzo, sta per tornare. Mercoledì 8 aprile replica al Teatro Comunale Mario Spina di Castiglion Fiorentino. Da giovedì 9 a domenica 12 aprile repliche al Teatro Vittoria di Roma. Cinque giorni, cinque buone occasioni. Se ce ne saranno altre ancora non lo sappiamo per cui...
Sant'Apollinare Nuovo
Se passeggi per Ravenna non puoi davvero non prendere parte al lungo cammino della Basilica di Sant'Apollinare Nuovo. Scorgerai certo il campanile, con gli occhi, armoniosamente cilindrico. Ma sarà il ciclo di mosaici che anima la cappella voluta dal sovrano goto Teodorico (493 - 526), tra i più famosi al mondo, a chiederti di non dimenticare. Come potrei partire senza lasciarne traccia, almeno qui dove la traccia si scolpisce nell'etere?
lunedì 30 marzo 2026
Cosima di Grazia Deledda
Metterò qui, a seguire, quanto mi va di trattenere del volume Cosima (Il Maestrale), per quella memoria che cercherò nel tempo futuro delle mie incertezze.
Pag. 70. "La vita segue il suo corso fluviale, inesorabile: vi sono tempi di calma e tempi torbidi, a cui nulla può mettere riparo: e invano si tenta di arginarla, di mettersi anche di traverso nella corrente per impedire che altri ne venga travolto. Forze occulte, fatali, spingono l'uomo al bene o al male; la natura stessa, che sembra perfetta, è sconvolta dalle violenze di una sorte ineluttabile".
Pag. 80. "Agiva sotto l'impulso di una forza quasi sovrannaturale, come in uno stato di ubriachezza. Ubriachezza di dolore, di disinganno, di spavento della vita, che, come tutte le ubriachezze violente, le lasciò un fondo di amarezza, anzi di terrore; un terrore che non l'abbandonò mai più, sebbene accuratamente sepolto da lei in fondo al cuore come il segreto di una colpa misteriosa e involontaria: l'antica colpa dei primi padri, quella che attirò nel mondo il dolore e ricade indistintamente su tutti gli uomini".
Pag. 82. "Così, quando si venne a sapere che la sua sorellina Cosima, quella ragazzina di quattordici anni che ne dimostrava meno e sembrava selvaggia e timida come una cerbiatta bambina, era invece una specie di ribelle a tutte le abitudini, le tradizioni, gli usi della famiglia e anzi della razza, poiché s'era messa a scrivere versi e novelle, e tutti cominciarono a guardarla con una certa stupita diffidenza, se non pure a sbeffeggiarla e prevedere per lei un quasi losco avvenire, Andrea prese a proteggerla e tentò, in modo invero molto intelligente ed efficace, di aiutarla".
Pag. 105. "Non fu tutto un sogno? Ma uno di quei sogni che bastano a illuminare una vita, anche negli angoli più ombrosi, come il sole e la luna illuminavano, in quei favolosi giorni di agosto, la boscaglia di elci intorno alla miracolosa chiesetta. Che importava l'umiltà e la rozza accoglienza della capanna? Serviva di rifugio solo alla notte, e per Cosima nelle ore delle sue scritture; il rumorio del bosco la copriva col suo suono di organo, e la luna col suo drappo d'argento. E le ragazze dormivano cullate da quella musica che non aveva l'eguale poiché era la musica della fanciullezza che risuona una sola volta nella vita. Ma per Cosima era qualche cosa di più grande e trepido; era tutta una rete di mistero, uno svolgersi di cose sorprendenti, come se ella galleggiasse in un fondo oceanico, circondata, non dal selvaggio bosco di elci e dalle rocce fantastiche, ma da tutte le meraviglie delle foreste sottomarine".
Pag. 112. "Il libro ebbe un successo femminile: lo lessero le fanciulle, e vi si ritrovarono, coi loro amori più libreschi che reali, coi loro convegni notturni immaginari, con le loro finte ali di struzzo che non possono volare. L'Editore mandò cento copie del volume, per tutto compenso dell'opera: il valore non superava quello dell'olio e del vino rubati in cantina; e il grosso pacco piombò in casa come un bolide sconquassatole. La madre ne fu atterrita, la sera gli girò attorno con la diffidenza spaventata di un cane che vede un animale sconosciuto: per fortuna Cosima ricordò che un suo cugino di terzo grado aveva una bottega di barbiere e spacciava giornali e riviste. Era un intellettuale anche lui, a modo suo, perché mandava la corrispondenza locale al giornale del capoluogo: e la proposta di Cosima, di spacciare qualche copia del romanzo, fu da lui accolta con disinteresse completo. Ma per la scrittrice fu un disastro morale completo: non solo le zia inacidite, e i ben pensanti del paese, e le donne che non sapevano leggere ma consideravano i romanzi come libri proibiti, tutti si rivoltarono contro la fanciulla: fu un rogo di malignità, di supposizioni scandalose, di profezie libertine: la voce del Battista che dalla prigione opaca della sua selvaggia castità urlava contro Erodiate, era meno inesorabile".
Pag. 135. "Così ella veniva a contatto col popolo, col vero popolo, laborioso e mite, che se pure poteva, come il mugnaio, mettere le grinfie sulla piccola roba del prossimo, lo faceva con parsimonia e poi andava a confessarsene. Magari anche la confessione era un po' fraudolenta, come quella del famoso contadino che tentò d'ingannare il confessore dicendogli di aver rubato una corda, e alle insistenti inquisizioni dell'uomo di Dio finì col dire che alla corda c'era attaccato un bue; ad ogni modo tutta gente buona, con donnine rispettose e sornione, uomini che dovevano combattere con la terra ingrata e solitaria e i venti e gli uccelli e le volpi per strappare il grano e il vino, dei quali si nutrivano come il sacerdote nella Messa.
Cosima li osservava, li studiava, ne imparava il linguaggio, le superstizioni, le maledizioni e le preghiere: e dal suo posto di osservazione vedeva anche il quadro e le figure del frantoio; sentiva le storielle che vi si raccontavano, le canzoni dell'ubriaco, le risate infantili del fratricida; e se le doleva il cuore e piegava la testa umiliata nel vedere Santus, il fratello nato per grandi destini, intagliare carrettini di ferula per i bambini del mugnaio, o spolpare le ossa di un arrosto di gatto assieme con gli altri compagnoni, pensava che solo la pietà può sollevare l'anima piegata dal male degli altri, e portarla sulle sue ali fino alle altissime soglie di un mondo ove un giorno tutti saremo eguali nella gioia di Dio.
Fra un segno e l'altro del registro i clienti del frantoio le raccontavano i loro guai, i loro drammi: qualcuno la pregava di scrivergli una lettera o una supplica. Così le venne lo spunto per un nuovo romanzo; attinto dal vero: attinto come la pasta nera delle olive dalla vasca del frantoio, che si mutava in olio, in balsamo, in luce; e mise un titolo grigio, che sotto però nascondeva anch'esso il seme del fuoco: lo intitolò Rami caduti."
domenica 29 marzo 2026
Donne nell'arte a Ravenna
Che bella via Zirardini, a Ravenna, con la sua Open - Air Gallery. Passeggi sotto un tiepido sole primaverile e finisci immerso in una lunga storia che un fragile muro, quasi, non riesce a contenere. Senti che il tempo e la memoria ti vengono a cercare. Gli abiti, i volti, i racconti, chiedono ascolto mentre sussurrano. Passeggi, leggi, guardi e un po' ti perdi. E un po', perfino, ti ritrovi.
In questi giorni è visitabile la mostra "Donne nell'arte". Accesso libero.
Mausoleo di Galla Placidia
Un cielo stellato dove perdere gli occhi: il Mausoleo di Galla Placidia, a Ravenna. Un luogo in cui, dalla prima metà del V secolo d.C., tra vita e morte prevale ancora il dialogo e un po' di mistero.
sabato 28 marzo 2026
Mausoleo di Teodorico
Monumento iconico di Ravenna e insieme "la più celebre e importante costruzione funeraria realizzata dagli Ostrogoti in Italia": il Mausoleo di Teodorico. Quanto pesano 1506 anni?
venerdì 27 marzo 2026
E se fosse semplicemente
Ci sono foto che risuonano. Non ho cercato altro che una traduzione. L'immagine è stata scattata dall'interno del palchetto centrale del Teatro Goldoni di Livorno. Con una dedica alla Giornata Mondiale del Teatro (27 marzo).
giovedì 26 marzo 2026
Gran Giro della Zeppola di San Giuseppe
L'ultima meta improbabile della mia strabiliante agenzia di viaggi è stata appena annunciata: il Gran Giro della Zeppola di San Giuseppe. Posti limitati, ultimi biglietti!
In casa ho una macchina del tempo
Sono tornate le mie Pagine Allegre con l'articolo: "In casa ho una macchina del tempo". Il testo è un omaggio a Grazia Deledda ma nulla sarebbe potuto nascere, non certo in questa forma, se non mi fossi imbattuto nella sua casa natale, a Nuoro.
Per non perderli nel frastuono inserisco qui gli scatti più rappresentativi.



















































