I 190 anni del Teatro Milanollo di Savigliano (CN), inaugurato nel 1836. Ingressi che (mi) mettono allegria.
sabato 17 gennaio 2026
Fontana della Drancia
Fontana della Drancia, uno dei monumenti simbolo della parte alta di Saluzzo. Perno della vita sociale del borgo medievale con la sua collocazione strategica al centro di Piazza Castello, sede anche del mercato. Punto essenziale per portare l'acqua potabile ai residenti in una zona strategica per il commercio e la vita sociale. Quanto valore. Adesso un simbolo e un perno per il parcheggio.
venerdì 16 gennaio 2026
Teatro Giacosa di Ivrea
Il Teatro Giacosa di Ivrea. Nato dalla città nel 1834. Diventato inagibile per la prima metà del XX secolo e addirittura un magazzino militare. Riaperto nel 1958 grazie all'intervento di Adriano Olivetti, proprietario della celebre azienda eporediese e all'epoca Sindaco di Ivrea. Di nuovo chiuso per le norme di sicurezza. Di nuovo attivo dalla stagione 1999-2000. Tuttavia se non volete vedere lo spettacolo a spicchi... non sedetevi dietro ad una colonna!
giovedì 15 gennaio 2026
Passeggiata ad Ivrea
Ricordi di una passeggiata ad Ivrea. Tornare in un luogo conosciuto dopo 6 anni e spiccioli (cfr. i post "Ivrea" e "Ivrea"). Nel 2019 pioggia. Oggi nuvole. Avrei voluto visitare il castello, finalmente, ma ha degli orari davvero proibitivi, quasi inesistenti. Peccato. Però ho cercato nuove prospettive e intravisto non poche bandiere.
Il carnevale 2026 è ormai alle porte. Origine della battaglia delle arance:
Quello che oggi conosciamo come "la battaglia delle arance" ha origine, in verità, fuori dai confini dell'Italia: nella città francese di Nizza. In tale luogo è ancora oggi presente un carnevale caratterizzato da un getto "gentile" di fiori e arance. Furono le donne della borghesia eporediese che, all'inizio del 1800, amando trascorrere le vacanze estive in Costa Azzurra, introdussero questa usanza ad Ivrea.
Il lancio di fiori ed arance dai balconi e dai cigli delle strade divenne dunque un modo caratteristico di attirare l'attenzione dei giovani che partecipavano al corteo carnevalesco.
Negli anni, tale getto "gentile", divenne sempre più cruento fino ad assumere l'aspetto di un vero combattimento a colpi di arancia tra persone in strada e quelle sui balconi.
La necessità di regolamentare quell'usanza improvvisata portò, nel 1947, alla nascita della prima squadra di aranceri a piedi, nata all'interno del rione di San Maurizio: l'Asso di Picche.
Fu soltanto in seguito che si pensò di legare questo momento di goliardica battaglia alla leggenda della Mugnaia e del tiranno del Castellazzo: il carro da getto ed i suoi tiratori in rappresentanza del castello e dei soldati a sua protezione; i tiratori a piedi identificati nel popolo oppresso che si ribella senza armi e protezioni.
A chiusura la "Mano con Arancia" di Silvia Barbiroglio e Davide Morando (2012).
Cinema Teatro Sociale di Omegna
Non è facile trovare teatri nati dal basso, addirittura dalla cura. Sono rari. Rarissimi. Uno di questi è il Cinema Teatro Sociale di Omegna (VB) con la sua splendida storia.
mercoledì 14 gennaio 2026
Teatro Civico di Tortona
Che battito al cuore. L'incontro tra il passato e il futuro che si fa presente. Trovarsi in una città, scorgerne il teatro, domandarsi "Chissà se un giorno..." e poi vivere quel giorno, entrare dalla porta che dà sul palcoscenico, salirci, saltarci, immergersi e ricordarsi di quel giorno lontano.
Ho attraversato Tortona (AL), per la prima volta, nel dicembre del 2023 (cfr. i post "Tortona" e "Il torrione di Tortona"). Passeggiando in città gli occhi videro il Teatro Civico e, quando vedo un teatro, le prime parole che mi vengono in testa sono sempre le solite: "Chissà se un giorno...". Il giorno era ieri.
martedì 13 gennaio 2026
Mete improbabili: Lo zucchero filato
Pronti per un nuovo viaggio? Con AMI, la mia Agenzia Mete Improbabili, vi porto oggi su "Lo zucchero filato". Dolcissimo orizzonte!
lunedì 12 gennaio 2026
La mia ultima storia per te
«Cézanne ha passato praticamente tutta la sua vita a dipingere la montagna di Saint-Victoire» disse. «Ne era ossessionato. Più di sessanta opere tra acquerelli e oli. Cambiava angolature, colori, pennelli... E ogni volta non era soddisfatto, ogni volta ricominciava. E sai perché?» si girò verso di me.
«Non era una questione di difficoltà, naturalmente, avrebbe potuto dipingere qualsiasi cosa e infondergli la vita» fece una pausa teatrale, «il motivo era che la montagna lo guardava. Si. Cézanne ripeteva: "La montagna mi guarda". Ricordo come si emozionava mamma nello spiegarmi questo concetto.» Le scappo una risata strana, quasi euforica. «Ci mancava poco che piangesse. Per lei, questa era l'essenza stessa dell'arte: Cézanne, il più grande artista mai vissuto, non era in grado di dipingere una montagna. Perché? Perché la montagna lo guarda, e se lo guarda vuol dire che non è un oggetto - del quale possiamo cogliere ogni sfumatura e lato - ma un soggetto. È viva. E chi mai sarebbe in grado di rappresentare davvero un essere umano? Nessuno. Nessuno può dire "io so chi sei" dell'altro. Nessuno può mettere la parola fine. Non ci conosciamo, e non ci conosceremo mai fino in fondo. Cézanne non poteva far altro che passare tutta la vita a dipingerla, quella montagna, e mai sarebbe arrivato a comprenderla.»
venerdì 9 gennaio 2026
Favole alle scarpe
Niente di meglio che iniziare la mattina con una favola, prima di mettere i piedi in strada. Soprattutto se la favola riguarda un paio di stivali.
Che ne dite di leggere "Favole alle scarpe"? Una delle mie Favole dell'abbandono, nata in questo caso dal prezioso scatto e suggerimento di Gino P.
giovedì 8 gennaio 2026
Riparte la tournée
Concluse le feste, smaltiti i panettoni (forse sì, forse no), esauriti i giorni del cuore, dei giochi, delle tavolate e della famiglia, dal 13 gennaio si torna in scena (e in viaggio) con "Matteotti - Anatomia di un fascismo". Un po' vi aspetto, un po' fate come vi pare.
mercoledì 7 gennaio 2026
Klagenfurt
Cortile interno del Landhaus di Klagenfurt, sede del governo della Carinzia. 430 anni portati discretamente bene.
Le fontane di Klagenfurt am Wörthersee
Curiosità dalle fontane di Klagenfurt am Wörthersee, pur senza acqua ma dotate di immaginazione.
La fontana del drago, il Lindwurm che infestava la conca di Klagenfurt, oggi animale araldico cittadino.
La fontana Cantante con le sue bronzee maschere ornamentali che dovrebbero "cantare" al passaggio dell'acqua.
La fontana con l'Omino del Wörthersee (Wörthersee – Mandl) barbuto e arrabbiato che, secondo la leggenda, avrebbe creato il lago Wörthersee. Come? Allagando con l'acqua della sua botte l'antico villaggio ricco e prosperoso che, disinteressato ai precetti religiosi, organizzò una festa nel giorno del Sabato Santo. A giudicare dal colore vi sono parti che dovrebbero portare fortuna, qualora strofinate. Non potevo far finta di nulla.
martedì 6 gennaio 2026
Colonna della peste
In Alter Platz, a Klagenfurt, ad un passo dalla colonna della peste e della vittoria. Vittoria sulla peste di fine XII secolo, vittoria sugli Ottomani e l'assedio turco del 1683. Anche detta colonna della Trinità.
domenica 4 gennaio 2026
sabato 3 gennaio 2026
Dalle parti di Klagenfurt am Wörthersee
Dalle parti di Klagenfurt am Wörthersee, cercando di intravedere un anno che è appena iniziato con i piedi ancora sulla sponda.
venerdì 2 gennaio 2026
giovedì 1 gennaio 2026
Benvenuto anno nuovo
Benvenuto anno nuovo. Con il tuo miglior sorriso, con quel fare da burlone, con il cappello del mago, con la fragilità di un bambino (ancora per poco). Sei sempre il solito. Non mi aspetto meraviglie. Ci prenderai per mano e piano piano ci dirai quello che ci devi dire. Ecco, sorridi, ma poi lo so che ti arrabbi. Ho una sola richiesta: fai uscire il coniglio, da quel cappello. Tutto il resto di buono lascialo all'immaginazione. E il cattivo ai libri di storia.
mercoledì 31 dicembre 2025
Meridiane
Non sarebbe bello se anche per gli anni fosse possibile progettare meridiane? Immaginarne i movimenti, le luci e le ombre. Tracciarne le linee e le curve. I balzi, i salti, i dossi e le buche. Le tante cadute. Non sarebbe straordinario? Si, tu dici, ci sono gli oroscopi per questo... ma chi ci crede? Alle meridiane, invece, come si può non credere? Guarda questa, ad esempio: la famosa meridiana del palazzo del Governatore di Parma. Non è meravigliosa? Non è puro ingegno? Non potrebbe dar forma perfino all'ignoto?
martedì 30 dicembre 2025
Il flauto amaro
Saluto il 2025 con un raccontino, non potevo fare diversamente. Da buon amante di uno strumento musicale "buono" come "il flauto dolce", approfittando dell'idea che mi ha lanciato mia figlia, vi invito a leggere "Il flauto amaro". Perché i tempi sono quello che sono, nella speranza che per il 2026 non serva (ma poi servirà e ahimè lo suoneranno in tanti).
E che buon anno sia, pieno di dolcezza!
lunedì 29 dicembre 2025
Se ne va
Due bei momenti di questo 2025 che se ne va. 18 dicembre, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, Roma. Concerto dell'Orchestra Multietnica di Arezzo con il collage degli scatti di Roberto Moretti. 13 dicembre. Teatro Comunale Mario Spina, Castiglion Fiorentino. Il ritorno in scena dello spettacolo “In Arte son Chisciottə”.
Teatro del Cerchio
I teatri all'italiana sono architetture splendide. Eppure, sentirsi con i piedi a terra e la testa al cielo, avvertire quel contatto immediato, paritario, tra chi parla e chi ascolta, partecipando alla facilitazione della visione che offre la gradinata, per entrambe le parti, è per me, sempre, percezione di bellezza. Elegante, geometrica, democratica, perfino. Come per la platea del Teatro del Cerchio di Parma: lineare, accogliente, perfetta.
Torre dell'Orologio
Incamminarsi verso la Torre dell'Orologio, a Faenza. Ricercando quel disegno scomparso del XII secolo, tracciando le linee della ricostruzione del 1947 dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Mentre il piede cammina mi ritrovo a sognare e il cuore (meccanico e simbolico) di una città si concede alla fotografia e all'immaginazione.
domenica 28 dicembre 2025
Il telefono a gettoni
Ti presento un vecchio telefono a gettoni. Ma com'è possibile che sia già oggetto da museo? Quanti anni sono passati dalla mia infanzia? Dalla mia adolescenza, perfino? Quanti miei ricordi, ancora così vivi che se chiudo gli occhi riesco a vederli, sono già materia fumosa per il museo dell'umana propensione all'invenzione, alla scoperta, alla meraviglia e alla sciagura?
Credo di avere ancora dei gettoni, da qualche parte. Non pensavo certo ad un museo, semplicemente mi sono rimasti in tasca. Ed ora che ti vedo, buon vecchio telefono a gettoni, che voglia avrei di usarli! Chiamare quei numeri che ho ancora in mente perché era la mente, un tempo, l'unico taccuino della giovinezza. E immaginare una conversazione che non ho mai fatto. Solo per ridere di questo sentirmi vecchio, opera acciaccata di un umano museo di ciò che è stato e non potrà più essere.
Pacor a Monfalcone
Un po' per scherzo, un po' per gioco, un po' per la necessità di tenere i piedi in moto, a Monfalcone ho inseguito le opere di Giovanni Pacor, donate alla città nel 2024. Ho trovato "La sposa" e la dedica alla mostra "Giorgio de Chirico. La meccanica del pensiero" presso l'ingresso della Galleria Comunale d'Arte Contemporanea.
Non potevo non fermarmi di fronte a queste forme d'incanto che ricordano l'infanzia, il gioco, il mito, la fiaba, il desiderio, il sogno, il ruolo, il compito, il dovere e il destino. Con gli occhi complici. Con un sorriso. Con l'idea d'aver capito pur precipitando in un linguaggio antico e allo stesso tempo unico e personale.
Che piacere, quando il cammino si fa meraviglia.
Sentirsi transitori
L'occasione di suonare al GAMC (Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea) di Viareggio. Una sala accogliente in cui il suono attraversa non solo muri ma vite, colori, desideri e paradossi della nostra modernità. Appesi alle pareti. Tracciati, denunciati e mai risolti. Ritrovarsi artista insieme a Pablo Picasso (Raccolta "Rimbaud", Rimbaud, litografia), Max Ernst (Raccolta "Rimbaud", Rimbaud, acquaforte), Enrico Baj (Generale, litografia colorata), Francesco Fanelli (Primi fiori, olio su tela), Lorenzo Viani. Le mani sul clarinetto, il corpo scomposto su infinite tele. E sentirsi transitori, una sola cosa col presente, come il suono, l'evento, l'incontro, qui ed ora, irripetibile. Non tela da appendere ma mela da cogliere, mordere, digerire e poi, se ce ne sarà il modo e il tempo, ricordare.














































