L'inverno ha una certezza:
c'è un tronco che resiste
ed uno che si spezza.
sabato 24 gennaio 2026
venerdì 23 gennaio 2026
Il forno per la calce
Carinzia. Forno per la calce nei dintorni di Petzen, Austria. Attratti dalla struttura ci avviciniamo pur sotto una neve leggera. Calce, attività fiorente per molti comuni della zona, almeno fino agli inizi della seconda metà del XX secolo. Poi qualcosa cambia e tutto cambia. E le pietre e la fatica di generazioni sono ricordi da preservare sotto la neve.
giovedì 22 gennaio 2026
Favole dell'abbandono: Fotocopiare il cielo
Sono tornate le mie Favole dell'abbandono. Questa macchina fotocopiatrice aveva una sua bellezza, così aperta verso il cielo, che sembrava parlarmi. Forse mi ha parlato proprio. Ed io ho ascoltato ed è tutto qui: Fotocopiare il cielo.
mercoledì 21 gennaio 2026
Io so la mia verità
Io so la mia verità
E voglio usare il cranio come un archibugio per sparare la mia verità
Che non è inchiostro nero, ma sangue che grandina gioia
La mia verità
È come una finestra nel vuoto, inchiodata ai suoi cardini
La mia verità
Linea di protezione, coerenza, i deserti che cambiano
Ma sono suggestionabile
Sono troppo suggestionabile
Siamo troppo suggestionabili
Siamo troppo suggestionabili
Infantili ed interpretabili
Siamo troppo suggestionabili
Ci muoviamo, ma siamo immobili
Siamo troppo suggestionabili.
[...]
lo so la mia verità
E voglio andare in fondo a tutto quello che so
lo voglio assaporare ogni secondo che avrò
lo sono un uomo
lo sono insicuro
lo sono il padre, la madre e il figlio
lo sono il vertice, io sono l'assoluto
lo sono il genio, io sono il mio assassino
Ma sono l'ultima cosa che mi rimane
Sono l'ultima cosa che mi rimane
Sono l'ultima cosa che mi rimane
lo sono l'ultima cosa che mi rimane
lo sono l'ultima cosa che ho
Sarò la prima cosa che avrò
Se sono l'ultima cosa che mi rimane
Sarò la prima cosa che mi rimane
(Da "Suggestionabili" - Paolo Benvegnù)
"Il lavoro della fonderia" di Annibale Lanfranchi (Omegna, 1923-2002) presso il Parco della Fantasia Gianni Rodari di Omegna.
martedì 20 gennaio 2026
Scatti da Piccole fragilissime note a Saluzzo
"Piccole fragilissime note" a Saluzzo, con Orchestra Multietnica di Arezzo, Tommaso Cerasuolo (Perturbazione), Paolo Ferro, Giglio e la delegazione della Grande Orchestra Occitana. Grazie agli scatti di Carlo Mutton per la possibilità di dare vita a questo post! Tutte le foto sono sul sito dell'OMA!
lunedì 19 gennaio 2026
Regina bagna cauda
Che meraviglia il trattamento dell'acciuga in Piemonte con la regina bagna cauda, la principessa bagnet verd e tutto il seguito del regno. Piatti che profumano ancora così tanto di storia, di rotte commerciali in cerca del mare, di mercanti e di acciugai, da lasciare un segno non solo sul palato ma sull'intera immaginazione.
Saluzzo
Passeggiare a Saluzzo, in un giorno di gennaio, tra nuvole e pioggia, incontrando i suoi due traghettatori di storia: Silvio Pellico, per diverse pagine di Risorgimento (prigioni incluse), ed "El marchese di Saluzzo", con tanto di castello (prigione inclusa), per la celebre ballata che segna il (mio) Medioevo.
domenica 18 gennaio 2026
sabato 17 gennaio 2026
Teatro Milanollo di Savigliano
I 190 anni del Teatro Milanollo di Savigliano (CN), inaugurato nel 1836. Ingressi che (mi) mettono allegria.
Piccole fragilissime note
Questa sera al Teatro Magda Olivero di Saluzzo. Le tante ragioni per essere presenti.
In teatro stiamo già allestendo.
Fontana della Drancia
Fontana della Drancia, uno dei monumenti simbolo della parte alta di Saluzzo. Perno della vita sociale del borgo medievale con la sua collocazione strategica al centro di Piazza Castello, sede anche del mercato. Punto essenziale per portare l'acqua potabile ai residenti in una zona strategica per il commercio e la vita sociale. Quanto valore. Adesso un simbolo e un perno per il parcheggio.
venerdì 16 gennaio 2026
Teatro Giacosa di Ivrea
Il Teatro Giacosa di Ivrea. Nato dalla città nel 1834. Diventato inagibile per la prima metà del XX secolo e addirittura un magazzino militare. Riaperto nel 1958 grazie all'intervento di Adriano Olivetti, proprietario della celebre azienda eporediese e all'epoca Sindaco di Ivrea. Di nuovo chiuso per le norme di sicurezza. Di nuovo attivo dalla stagione 1999-2000. Tuttavia se non volete vedere lo spettacolo a spicchi... non sedetevi dietro ad una colonna!
giovedì 15 gennaio 2026
Passeggiata ad Ivrea
Ricordi di una passeggiata ad Ivrea. Tornare in un luogo conosciuto dopo 6 anni e spiccioli (cfr. i post "Ivrea" e "Ivrea"). Nel 2019 pioggia. Oggi nuvole. Avrei voluto visitare il castello, finalmente, ma ha degli orari davvero proibitivi, quasi inesistenti. Peccato. Però ho cercato nuove prospettive e intravisto non poche bandiere.
Il carnevale 2026 è ormai alle porte. Origine della battaglia delle arance:
Quello che oggi conosciamo come "la battaglia delle arance" ha origine, in verità, fuori dai confini dell'Italia: nella città francese di Nizza. In tale luogo è ancora oggi presente un carnevale caratterizzato da un getto "gentile" di fiori e arance. Furono le donne della borghesia eporediese che, all'inizio del 1800, amando trascorrere le vacanze estive in Costa Azzurra, introdussero questa usanza ad Ivrea.
Il lancio di fiori ed arance dai balconi e dai cigli delle strade divenne dunque un modo caratteristico di attirare l'attenzione dei giovani che partecipavano al corteo carnevalesco.
Negli anni, tale getto "gentile", divenne sempre più cruento fino ad assumere l'aspetto di un vero combattimento a colpi di arancia tra persone in strada e quelle sui balconi.
La necessità di regolamentare quell'usanza improvvisata portò, nel 1947, alla nascita della prima squadra di aranceri a piedi, nata all'interno del rione di San Maurizio: l'Asso di Picche.
Fu soltanto in seguito che si pensò di legare questo momento di goliardica battaglia alla leggenda della Mugnaia e del tiranno del Castellazzo: il carro da getto ed i suoi tiratori in rappresentanza del castello e dei soldati a sua protezione; i tiratori a piedi identificati nel popolo oppresso che si ribella senza armi e protezioni.
A chiusura la "Mano con Arancia" di Silvia Barbiroglio e Davide Morando (2012).
Cinema Teatro Sociale di Omegna
Non è facile trovare teatri nati dal basso, addirittura dalla cura. Sono rari. Rarissimi. Uno di questi è il Cinema Teatro Sociale di Omegna (VB) con la sua splendida storia.
mercoledì 14 gennaio 2026
Teatro Civico di Tortona
Che battito al cuore. L'incontro tra il passato e il futuro che si fa presente. Trovarsi in una città, scorgerne il teatro, domandarsi "Chissà se un giorno..." e poi vivere quel giorno, entrare dalla porta che dà sul palcoscenico, salirci, saltarci, immergersi e ricordarsi di quel giorno lontano.
Ho attraversato Tortona (AL), per la prima volta, nel dicembre del 2023 (cfr. i post "Tortona" e "Il torrione di Tortona"). Passeggiando in città gli occhi videro il Teatro Civico e, quando vedo un teatro, le prime parole che mi vengono in testa sono sempre le solite: "Chissà se un giorno...". Il giorno era ieri.
martedì 13 gennaio 2026
Mete improbabili: Lo zucchero filato
Pronti per un nuovo viaggio? Con AMI, la mia Agenzia Mete Improbabili, vi porto oggi su "Lo zucchero filato". Dolcissimo orizzonte!
lunedì 12 gennaio 2026
La mia ultima storia per te
«Cézanne ha passato praticamente tutta la sua vita a dipingere la montagna di Saint-Victoire» disse. «Ne era ossessionato. Più di sessanta opere tra acquerelli e oli. Cambiava angolature, colori, pennelli... E ogni volta non era soddisfatto, ogni volta ricominciava. E sai perché?» si girò verso di me.
«Non era una questione di difficoltà, naturalmente, avrebbe potuto dipingere qualsiasi cosa e infondergli la vita» fece una pausa teatrale, «il motivo era che la montagna lo guardava. Si. Cézanne ripeteva: "La montagna mi guarda". Ricordo come si emozionava mamma nello spiegarmi questo concetto.» Le scappo una risata strana, quasi euforica. «Ci mancava poco che piangesse. Per lei, questa era l'essenza stessa dell'arte: Cézanne, il più grande artista mai vissuto, non era in grado di dipingere una montagna. Perché? Perché la montagna lo guarda, e se lo guarda vuol dire che non è un oggetto - del quale possiamo cogliere ogni sfumatura e lato - ma un soggetto. È viva. E chi mai sarebbe in grado di rappresentare davvero un essere umano? Nessuno. Nessuno può dire "io so chi sei" dell'altro. Nessuno può mettere la parola fine. Non ci conosciamo, e non ci conosceremo mai fino in fondo. Cézanne non poteva far altro che passare tutta la vita a dipingerla, quella montagna, e mai sarebbe arrivato a comprenderla.»
venerdì 9 gennaio 2026
Favole alle scarpe
Niente di meglio che iniziare la mattina con una favola, prima di mettere i piedi in strada. Soprattutto se la favola riguarda un paio di stivali.
Che ne dite di leggere "Favole alle scarpe"? Una delle mie Favole dell'abbandono, nata in questo caso dal prezioso scatto e suggerimento di Gino P.
giovedì 8 gennaio 2026
Riparte la tournée
Concluse le feste, smaltiti i panettoni (forse sì, forse no), esauriti i giorni del cuore, dei giochi, delle tavolate e della famiglia, dal 13 gennaio si torna in scena (e in viaggio) con "Matteotti - Anatomia di un fascismo". Un po' vi aspetto, un po' fate come vi pare.
mercoledì 7 gennaio 2026
Klagenfurt
Cortile interno del Landhaus di Klagenfurt, sede del governo della Carinzia. 430 anni portati discretamente bene.












































