Dei tanti romanzi di Antonio Manzini dedicati a Rocco Schiavone, pur letti con passione, non ho tenuto traccia su questo blog. Tuttavia, con “Sotto mentite spoglie” (Sellerio), mi comporterò diversamente perché oggi mi sento un po’ sciamano.
“Rocco restò a guardare il palazzo di fronte dal quale sentiva provenire il suono di uno strumento a fiato. Aveva sempre pensato che essere un musicista fosse una benedizione. Poter passare le ore rifugiati in uno strumento, suonare musiche che ti portano in giro col pensiero e con il corpo. Non essere più sulla terra ma chissà dove. Un miracolo, avrebbe detto se fosse stato credente. L'arte più sopraffina, la musica, quella che colpisce più nel profondo, eppure non ha materia. Cos'è in fondo? Onde sonore che non hanno corpo né colore, forma o sostanza. Piccoli ectoplasmi vaganti che struggevano il cuore, maciullavano l'anima, o facevano danzare il corpo, ridere, vivere. E un musicista, come uno sciamano, poteva evocare tutto questo con uno strumento” (pag. 329).
“Rocco restò a guardare il palazzo di fronte dal quale sentiva provenire il suono di uno strumento a fiato. Aveva sempre pensato che essere un musicista fosse una benedizione. Poter passare le ore rifugiati in uno strumento, suonare musiche che ti portano in giro col pensiero e con il corpo. Non essere più sulla terra ma chissà dove. Un miracolo, avrebbe detto se fosse stato credente. L'arte più sopraffina, la musica, quella che colpisce più nel profondo, eppure non ha materia. Cos'è in fondo? Onde sonore che non hanno corpo né colore, forma o sostanza. Piccoli ectoplasmi vaganti che struggevano il cuore, maciullavano l'anima, o facevano danzare il corpo, ridere, vivere. E un musicista, come uno sciamano, poteva evocare tutto questo con uno strumento” (pag. 329).
