In questo 2026 mi sono trovato a fare un salto indietro di ben 400 anni, più o meno. Traghettatore di questo mio viaggio l'inquisitore Girolamo Svampa, come immaginato e reso vivo da Marcello Simoni nella sua lunga serie. Ottima scrittura, ottima ricerca e, al di là dei tanti frati presenti, un personaggio dalla tempra intrigante che crea curiosità ed empatia.
I primi tre volumi sono già fra gli scaffali. Ne conserverò qui, in questo mio archivio di citazioni, quattro brevi frammenti.
I primi tre volumi sono già fra gli scaffali. Ne conserverò qui, in questo mio archivio di citazioni, quattro brevi frammenti.
Marcello Simoni, “Il marchio dell’inquisitore” (I casi di Girolamo Svampa Vol. 1), Einaudi
“Fra’ Girolamo avanzò verso di lui per fronteggiarlo, ma gli si fermò di fronte senza proferir verbo. Io vi odio, sì, e ne ho ben donde, pensò serrando i pugni. Vi odio per quel che avete fatto a me e a mio padre. Vi odio per via del ragionare distorto che guida le vostre azioni, rendendovi più aberrante del concetto stesso di male. Ma voi… voi perché mi odiate?”
Marcello Simoni, “Il monastero delle ombre perdute” (I casi di Girolamo Svampa Vol. 2), Einaudi
“Di solito non prestava fede alle parole dei condannati a morte, così come a quelle di qualsiasi altra persona di presumesse capace di affermare la verità. A suo avviso, il genere umano era un’accozzaglia di accidenti necessari a cui si doveva ricorrere, in corso d’indagine, soltanto in extremis. E nulla più”.
“Limitatevi a rispondere, - lo riportò all’ordine l’inquisitore. - E siate il più oggettivo possibile. - Cosa intendete per oggettivo? - Che se potessi evitare di sorbirmi le vostre opinioni personali, i vostri pregiudizi e le vostre supposizioni, ve ne sarei oltremodo grato".
Marcello Simoni, “La prigione della monaca senza volto” (I casi di Girolamo Svampa Vol. 3), Einaudi
“La capacità di descrivere è una qualità rarissima, spesso soppiantata dalla pretesa di riportare agli altri non quel che abbiamo visto, bensì quel che crediamo di aver visto o, ancor peggio, quel che vorremmo avere visto”.
“Di solito non prestava fede alle parole dei condannati a morte, così come a quelle di qualsiasi altra persona di presumesse capace di affermare la verità. A suo avviso, il genere umano era un’accozzaglia di accidenti necessari a cui si doveva ricorrere, in corso d’indagine, soltanto in extremis. E nulla più”.
“Limitatevi a rispondere, - lo riportò all’ordine l’inquisitore. - E siate il più oggettivo possibile. - Cosa intendete per oggettivo? - Che se potessi evitare di sorbirmi le vostre opinioni personali, i vostri pregiudizi e le vostre supposizioni, ve ne sarei oltremodo grato".
Marcello Simoni, “La prigione della monaca senza volto” (I casi di Girolamo Svampa Vol. 3), Einaudi
“La capacità di descrivere è una qualità rarissima, spesso soppiantata dalla pretesa di riportare agli altri non quel che abbiamo visto, bensì quel che crediamo di aver visto o, ancor peggio, quel che vorremmo avere visto”.