giovedì 24 aprile 2014

Festa della Liberazione 2014

Nei giorni del 25 aprile, Festa della Liberazione, un video da vedere e una citazione.

Per il video propongo la recente produzione (una sintesi) di “7 (erano i fratelli Cervi)”, il mio personale impegno - insieme a Officine della Cultura, Teatro di Anghiari, Luca Roccia Baldini, Massimiliano Dragoni, Andrea Merendelli e altri ancora - per ricordare e preservare i valori della Resistenza.
Segnalo, dal minuto 23:37, parte del discorso di Adelmo Cervi intervenuto in occasione del debutto dello spettacolo presso il Teatro Verdi di Monte San Savino il recente 7 febbraio 2014.



La citazione è invece tratta da Storia di un corpo, di Daniel Pennac (Feltrinelli). Un inusuale punto di vista in merito alla Resistenza (francese, in questo caso).
«Non so se qualcuno ha mai considerato la questione della salute durante le guerre clandestine, ma è un argomento che meriterebbe di essere approfondito. Ho visto ben pochi malati fra i miei compagni. Ai nostri corpi abbiamo imposto di tutto: la fame, la sete, i disagi, l’insonnia, la stanchezza, la paura, la solitudine, l’isolamento, la noia, le ferite, eppure non facevano una piega. Non ci ammalavamo. Una sporadica dissenteria, un raffreddore subito risolto dalle esigenze di servizio, nulla di grave. Dormivamo con la pancia vuota, camminavamo con una caviglia slogata, non eravamo un bello spettacolo, ma non ci ammalavamo. […] Ben diversa era la situazione dei ragazzi costretti al lavoro obbligatorio. Quelli morivano come mosche. Gli incidenti sul lavoro, la depressione, le epidemie, le infezioni più disparate, le automutilazioni di coloro che volevano scappare decimavano le fabbriche; quella manodopera gratuita pagava con la salute un lavoro che coinvolgeva solo il corpo. In noi erano i pensieri a essere mobilitati. Quale che fosse il nome che gli davamo, spirito di rivolta, patriottismo, odio verso l’occupante, desiderio di vendetta, gusto della lotta, ideale politico, fraternità, prospettiva di Liberazione, qualunque cosa fosse ci manteneva in salute. I nostri pensieri mettevano il corpo al servizio di un grande corpo di combattimento. Va da sé che ciò non impediva le rivalità, ogni tendenza politica preparava la pace a modo suo […] ma nella lotta contro l’invasore mi è sempre sembrato che la Resistenza, per quanto composita, formasse un corpo unico. Tornata la pace, il grande corpo ha restituito ciascuno di noi al suo mucchietto di cellule personali e quindi alle sue contraddizioni» (p. 100).

Buona Festa della Liberazione!

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