giovedì 15 settembre 2011

Ti saluto mio secolo crudele

Caro Lettore,
dedichiamoci ancora a qualcosa da leggere con due brevi spunti tratti da Guido Ceronetti, Ti saluto mio secolo crudele (Einaudi):

«Il Teatro […] è senza tempo e i suoi messaggi vengono recapitati da millenni e non avranno tramonto» (p. 13).

«Questo libro è di quelli che raddrizzano, illuminano, purificano, convertono alla verità la Mente. È un testo filosofico che ti fa appartare dal volgo ignobile distruttore, in qualunque luogo, proprio come in una grande, incontaminata per miracolo, foresta. Il mio triste secolo non ne ha risparmiata nessuna, e dov’era la Città ha seminato selve di grattacieli e giungle d’asfalto, e la storia della perdita delle foreste è parallela e indisgiungibile dalla storia della perdita dell’uomo conquistatore. Ai distruttori di foreste dobbiamo l’evocazione di Némesis e la moltiplicazione spaventosa di moltitudini accecate (oggi siamo sette miliardi di geofagi accaniti attorno a quest’osso spolpato Terra che chiamano crescita la loro privazione di vita vera) che tra IXI e XX hanno creato un mondo invivibile, e le foreste con le loro divinità e i loro incantesimi non sono più che materia per la monoindustria del disfacimento.
Leggete Foreste di Robert Harrison: vi farà vergognare e vi renderà, forse, meno passivi, meno predabili dalle forze del Male» (p. 78).