venerdì 25 settembre 2026

A proposito dei tiepidi, del tempo e del destino

"Eredi Piedivico e famiglia" (Einaudi). Andrea Vitali a proposito dei tiepidi, del tempo e del destino.

Non correvano tempi tranquilli e Oreste, che dalla politica s'era sempre tenuto alla larga, asserendo che i suoi clienti non si occupavano di certe cose, non aveva potuto fare a meno di avvertire un'aria dentro la quale poteva respirare beato solo chi si piegava a un credo di obbedienza cieca, assoluta: c'era poco da stare allegri dopo che il regime aveva soppresso la libertà di stampa, quella di riunione e di parola, ripristinato la pena di morte, assunto altre misure coercitive che rendevano bene l'idea di cosa sarebbe toccato a chi avesse osato criticare questo o quel provvedimento. Nemmeno i tiepidi come lui potevano stare sereni.

Non ci si accorgeva di quanto veloce passava il tempo, l'importante era non disperderlo.

Prima di firmare Felice chiuse gli occhi. Desiderava sentire fino a che punto non fosse mai stato solo nel mondo interiore che s'era costruito fin dagli anni del collegio. In quell'universo aveva fatto entrare l'essenza delle persone e delle cose, spogliandole dalla loro apparenza fisica. V'erano gli sguardi, il suono delle parole, i profumi che salivano dalla terra o si spandevano nell'aria, i ricordi che ciclicamente si ripresentavano, reclamando il diritto di essere gli unici a sopravvivere, perché in fondo, come aveva detto una volta a suo fratello, la vita altro non era che fuoco, aria, acqua e terra, soprattutto terra. Tenendo gli occhi chiusi vide le sue età giungere fino a quel momento e comprese che, comunque fosse andata, non avrebbe potuto sottrarsi al suo destino ma accettarlo e opporgli semmai quel mondo che costruiva dentro di sé.