È convinta che quelli della generazione di Carlo, e in generale delle generazioni prima della sua, abbiano goduto di inenarrabili e immorali privilegi, sperperando i diritti conquistati dai padri e dai nonni, che quei diritti se li presero a colpi di schioppo, lottando e facendosi il sangue marcio. Mentre quelli lì, quei parassiti di mezza età, hanno avuto il posto fisso, i week-end, le ferie pagate, la tredicesima, la mutua, la pensione e il panettone a Natale. Non si tratta di flussi economici, fasi storiche, dinamiche sociali, politica, pianificazione, mercati globali. No. È una questione personale.
Il resto è il solito rosario della chiesa della madonna dei suburbi: due vecchi grattano senza vincere, un nero annoiatissimo staziona davanti alle macchinette del videopoker e un tavolo d’angolo ospita tre professionisti del tresette che sono stati giovani ai tempi di Bava Beccaris, muti e immobili tranne quando gettano le carte sul tavolo. Un bel presepe, alla fine, completato da un tizio in piedi vicino al bancone, con una birra davanti. Dico davvero, se volete qualche chilo di nostalgia venite qui. Sarà per i vetri luridi e l’odore di caffè corretto, o forse per le facce che sembrano venute fuori dal boom economico, dopo aver scoperto che non era poi ’sta gran cosa. Dite che vi mando io.
martedì 25 agosto 2026
Una questione personale
Da Alessandro Robecchi, "Questa non è una canzone d'amore", Sellerio.
