Riesco a immaginarmelo il "regresso" delle comparse, lento retrocedere in direzione contraria, voltando appena il viso, camminando all'indietro, in fila indiana, composte e robotiche, dopo aver attraversato la scena nell'esatto confine tra la luce e il buio. Quel loro perdere di forza, scomparire, al di là del palco, precipitando nel vuoto dell'anonimato. E quella porta che, incurante di qualsiasi sogno, si chiude e così resta.
Curiosità dal palcoscenico del Teatro della Pergola di Firenze.
