lunedì 23 febbraio 2026

Pane e ragù

Cos'è tornare bambini? Un piatto di ragù con delle fette di pane. Pane e ragù.
Che mistero la memoria. La fiera del 3X1. Guardi il menù del ristorante che ti accoglie, leggi "pane e ragù" tra gli antipasti, senti la voce di tua madre: "Assaggi il sugo?".
Poco meno di cinquanta anni fa: il salto di un secondo.
È domenica, rigorosamente domenica, il giorno del ragù.
L'ora del pranzo si avvicina.
Il tegame è sul fuoco, chissà da quanto. Eri ancora a letto, quando ha conosciuto la fiamma.
Il colore è perfetto. Il profumo ti ammalia.
L'avresti voluto assaggiare lo stesso, quel ragù. A volte sei tu, perfino, a chiederlo. Perché il ragù va assaggiato anche se poi, a mia memoria, non è mai servito. Ma che importa?
Prendi il pane. Quel pane croccante, cotto a legna, che compri dal fornaio sulla statale.
Ne tagli una fetta. Piccola (la mamma, forse, ti guarda)? Media.
Prendi un cucchiaio. Lo immergi nel sugo. Rimesti quel gioco dell'olio, del pomodoro, del soffritto, del macinato. Lo lasci cadere sul pane cercando di non ungerti, di non sporcare.
E prima, senza ancora che esista MasterChef, lo porti al naso: il profumo è così intenso che non puoi evitarlo.
Poi, beato, se non ti scotti il palato (troppa irruenza!), ti godi quel momento di pace.
Che idea felice il "pane e ragù" nel menù dell'Osteria La Forchetta Curiosa (Genova). Non capita spesso. Ne va approfittato.