lunedì 12 gennaio 2026

La mia ultima storia per te

Serviva una bella storia pre traghettare il 2025 nel 2026. Qualcosa con un po' di brivido ma piena d'affetto. Qualcosa per il presente e il futuro. Una storia d'amore, perché no, e di ricerca. L'ho trovata ne "La mia ultima storia per te" di Sofia Assante (Mondadori).
A memoria di ciò salverò, da pag. 360, le seguenti parole:

«Cézanne ha passato praticamente tutta la sua vita a dipingere la montagna di Saint-Victoire» disse. «Ne era ossessionato. Più di sessanta opere tra acquerelli e oli. Cambiava angolature, colori, pennelli... E ogni volta non era soddisfatto, ogni volta ricominciava. E sai perché?» si girò verso di me.
«Non era una questione di difficoltà, naturalmente, avrebbe potuto dipingere qualsiasi cosa e infondergli la vita» fece una pausa teatrale, «il motivo era che la montagna lo guardava. Si. Cézanne ripeteva: "La montagna mi guarda". Ricordo come si emozionava mamma nello spiegarmi questo concetto.» Le scappo una risata strana, quasi euforica. «Ci mancava poco che piangesse. Per lei, questa era l'essenza stessa dell'arte: Cézanne, il più grande artista mai vissuto, non era in grado di dipingere una montagna. Perché? Perché la montagna lo guarda, e se lo guarda vuol dire che non è un oggetto - del quale possiamo cogliere ogni sfumatura e lato - ma un soggetto. È viva. E chi mai sarebbe in grado di rappresentare davvero un essere umano? Nessuno. Nessuno può dire "io so chi sei" dell'altro. Nessuno può mettere la parola fine. Non ci conosciamo, e non ci conosceremo mai fino in fondo. Cézanne non poteva far altro che passare tutta la vita a dipingerla, quella montagna, e mai sarebbe arrivato a comprenderla.»