domenica 19 aprile 2020

Paul Snyder

Mi aggrappo alla memoria. Può essere un buon ricostituente. Tiene traccia dei sentieri. Accumula indicazioni. Trasforma il passato in una bussola.
Sono riuscito a recuperare tracce della mia prima appariscente apparizione teatrale (vedi collage con scatti tratti dal video). E insieme di quel punto di svolta che tanto ha trasformato il me di allora, sradicando l'introversione, rivalutando l'emozione, il sentimento, la passione, l'incontro, il confronto, l'amore, svelandomi gli studi e le scelte.
25 anni fa, anno 1995, ho avuto l'onore d'avere per maestro di scena Gianfranco Pedullà, cui devo tanto - e maestro di spazio Mario Gallo - e di poter far parte del numeroso cast dell'esperimento teatrale di "Santa Giovanna dei Macelli", liberamente ispirato all'opera omonima di Bertolt Brecht (è da allora che m'è entrato nelle ossa).  Un progetto ambizioso, compiuto dal Teatro Popolare d'Arte, dal Comune di Arezzo e dal Festival Il Teatro e il Sacro, che accese in quei giorni le luci del teatro su tante giovani energie del territorio, me compreso, su tanti amici che ho ancora nel cuore e su Facebook.
In quell'opera mi fu dato l'onore di dare corpo e voce e suono, anche per mezzo del mio clarinetto, a Paul Snyder, il Maggiore dei Cappelli Neri.
Ho recuperato, nelle ansie di questi giorni, quell'opera trattenuta a stento da un vecchio VHS. L'ho estratta sentendone il respiro affaticato. In molti tratti è illeggibile ma sono riuscito a dare forma al sunto della mia presenza, a ripercorrere i sentieri vocali a cui ci spinse Francesca Della Monica, il gesto della regia corale di Gianfranco Pedullà. Il piacere di scorgere la giovinezza nei volti di amici che erano ancora scoperta di storie e di racconti. Il valore sociale e umano di quel teatro, dal progetto alla rappresentazione, che prima la crisi, poi i tagli e infine il Covid-19, hanno limitato fino all'attuale soppressione.
Di quella sera ho tanti ricordi preziosi ma uno, su tutti, spicca. Il ricordo di mia nonna Elena, sorridente fin nel cuore della tragedia di Santa Giovanna, unica tra il pubblico a ridere di piacere anche nella morte della protagonista, che a fine spettacolo così mi ringraziò: "Finalmente mi sono divertita". Poveretta, abituata a seguirmi in ogni concerto musicale, fin dai saggi scolastici, chissà quante volte deve aver lottato con la propria noia, senza mai dirmelo. Quella sera fu diverso: era teatro!

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