mercoledì 25 marzo 2020

Le origini di "Rosa Lullaby"

Da domani a domenica 29 marzo ci sarà l'atteso appuntamento, almeno dal sottoscritto, con "Rosa Lullaby - Racconto dai Tetti Rossi". Finalmente - a distanza di 10 anni... una ricorrenza che non abbiamo cercato ma che è venuta da sé - sarà possibile rivedere lo spettacolo nella sua interezza e con tutte le sue emozioni all'interno dei canali social di Officine della Cultura - domenica 29, in prima serata, in televisione su Teletruria.
Sfogliando i fogli del 2010 ho ritrovato e pubblico qui quanto scrissi a corredo dello spettacolo, per spiegarne le origini, le attese e tutto ciò che portava con sé, di vissuti e di storia aretina. Era il 26 aprile 2010 e non avrei mai immagino di vivere, a mio volta, giorni di contenzione forzata come quelli che sto vivendo in questo momento. La foto qui sotto è di Gabriele Spadini e mi racconta all'interno dello spettacolo.

Le origini di “Rosa Lullaby” 
di Gianni Micheli

“Rosa Lullaby” parte da lontano. Parte dalla volontà del Centro Promozione per la Salute “Franco Basaglia”, dei suoi volontari e del suo direttore Bruno Benigni, di dar vita ad un Archivio della Memoria Orale dell’ex Ospedale Neuropsichiatrico di Arezzo. È l’11 ottobre 2005 quando quel progetto viene messo sulla carta dal sottoscritto. Alla base del progetto la raccolta di un numero significativo di videointerviste a degenti ed operatori ancora in vita di quello che fu il manicomio di Arezzo, la pubblicazione di un libro e la realizzazione di un documentario audiovisivo. Inoltre, ma questo in una seconda fase e con la presenza di soggetti donatori, l’individuazione di un progetto originale ai fini della divulgazione del materiale.
Il progetto inizia nel giugno 2006 con il sostegno della Provincia di Arezzo e della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Un gruppo di ricerca individua, anche in base al budget a disposizione, 70 tra ex degenti ed operatori (medici, infermieri, assistenti sociali, amministratori, cittadini) da sottoporre ad intervista in tutte e 4 le vallate aretine. A compiere le interviste sono incaricati il sottoscritto e Stefano Dei, infermiere psichiatrico con la passione del documentarista, accompagnati nel momento della visita agli ex degenti da chi li ha tuttora in cura o li conosce per averli frequentati negli anni della loro permanenza presso l’ospedale psichiatrico, creando così quella relazione affettiva e quel senso di fiducia indispensabili per non dar vita a traumi nel momento del racconto.
Il progetto, in questa prima fase, si conclude il 26 marzo 2009 con la presentazione alla città, in un apposito convegno, della pubblicazione “Utopia e realtà: una memoria collettiva” e del video “Voci”.
Conclusa la prima fase, nonostante il plauso di operatori e amministratori, il progetto non trova le forze economiche indispensabili per proseguire nella sua opera di ricerca e di divulgazione. È qui che entrano in gioco due associazioni culturali del territorio: le Officine della Cultura e la Libera Accademia del Teatro. Le due Associazioni, dopo aver letto il libro, si impegnano in merito alla possibilità di sostenere i costi dell’allestimento di uno spettacolo teatrale e musicale partendo da quelle testimonianze, sia in virtù della forte appartenenza del tema al vissuto collettivo cittadino, sia per il loro intrinseco valore civile e storico. Dopo un primo esame dei materiali le associazioni incaricano il sottoscritto di elaborare un apposito copione drammaturgico, che rappresenti il valore dei documenti pubblicati ma che non sia strettamente “documentaristico”. Nello stesso tempo, coinvolto dall’idea, entra a far parte del progetto il cantautore Paolo Benvegnù, portando al percorso drammaturgico le sue competenze professionali e la sua passione artistica. Non a caso è proprio dal titolo di una sua canzone, “Rosa Lullaby”, che prende le mosse la forma attuale dello spettacolo e la sua idea originaria.
Dopo alcuni mesi di scambi e di confronti all’interno del cast individuato il copione è pronto. La tesi drammaturgica principale è quella di coinvolgere nella narrazione non tanto i pazienti e gli operatori protagonisti di quella straordinaria esperienza politica, civile e umana, ma i loro figli, soggetti più o meno consapevoli di quanto accaduto ma che con quel momento storico sono chiamati ancora a confrontarsi. È la nascita di Aldo, il protagonista della narrazione, e con lui di Rosa, la madre, che del manicomio ha vissuto l’intera storia, da casa segregante a casa accogliente, e di Vincenzo, il padre, che del manicomio ha invece vissuto la sola stagione dell’isolamento e della separazione.
Nella storia di Aldo, certo d’invenzione ma “possibile” anche per quello che era il manicomio di Arezzo e per quanto vi è accaduto, entrano alcuni frammenti delle videointerviste realizzate nel corso della prima fase del progetto e in manicomi al di fuori d’Italia ancora attivi (documenti preziosi e unici filmati da Stefano Dei) e le canzoni originali di Paolo Benvegnù chiamate a dare voce a momenti scenici altrimenti inenarrabili, o narrabili senza eguale forza e pregnanza.
Da questo anomalo e straordinario connubio di forze storiche, umane e associative nasce lo spettacolo “Rosa Lullaby”.

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