giovedì 16 dicembre 2010

Acciaio

Caro Lettore,
leggi queste da Silvia Avallone, Acciaio, Rizzoli, 2010…

«In quel momento, da dietro lo spigolo della porta, apparve Anna. Non disse niente. Rimase lì, pulita e scalza. Li guardava, non vista, come un piccolo angelo in pigiama estivo. Nel suo alfabeto, quella era una cosa molto bella. La sua mamma con il viso nell’incavo tra il collo e la spalla di suo fratello, era forse la cosa più bella. Quella per cui valeva la pena, nella vita, non barare» (p. 108).

«Il futuro non è un tempo, è un egoismo» (p. 291).

«Se il tempo potesse scivolare inavvertito dentro le stanze, sotto le porte. Se ogni cosa potesse concludersi in quella posizione sbilenca della testa sulla poltrona, le mani riposte in grembo, dimentiche di tutto quello che hanno fatto, senza traccia, come se non avessero mai cementato una casa, e plasmato rotaie, e percorso corpi, e inciso in profondità i figli» (p. 352).

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