Locandine


Non conosco la ragione di tanta appassionata e disciplinata cura del manifesto, del dèpliant, della brochure, del volantino… ma è da quando un giorno, frequentavo ancora le scuole medie, un professore mi disse - guarda che danni possono fare a volte certi discorsi di certi professori magari detti così, per passare il tempo - che se in futuro avessi voluto ottenere un posto di docente di strumento musicale nelle scuole o in Conservatorio avrei dovuto conservare religiosamente tutti i programmi, originali (mica fotocopie!), di tutti i concerti fatti, per presentarli debitamente impilati alla commissione giudicante al fine del riconoscimento di un qualche titolo artistico, che prelevo e conservo, laddove possibile, qualsiasi documento riporti il mio nome (ma anche no) accompagnato alla partecipazione a un qualsivoglia tipo di programma culturale, prima esclusivamente concertistico, da qualche anno soprattutto teatrale. Tant’è che conservo ancora i programmi dei saggi scolastici, ma sarebbe meglio dire dei primi fischi, strimpellati col clarinetto. A dire il vero quei programmi non mi sono mai serviti, e ne ho ormai da riempire un paio di scaffali di una modesta libreria o un’intera stanza di quattro pareti. Destinato a scontrarmi con un’inimmaginabile incapacità ad essere pragmatico, pratico e rapido, nonché con un’elevata dose di incontinenza burocratica, non li ho mai presentati a nessuna scuola o Conservatorio (anzi a una scuola sì, molti anni or sono, depositando tutte le copie in mio possesso debitamente e inutilmente autenticate… prima e ultima volta… lascio immaginare l’avventura).
Che farne allora? Ecco dunque l’idea di rimetterli in circolo, anziché lasciarli invecchiare ripiegati in custodie di carta. Rilanciarli nel virtuale, in questo spazio bianco e felicemente vuoto (in un pieno assordante), dove i nomi risuonano, oscillano, si ricercano e si accoppiano, facendoli vibrare dei volti e delle storie, delle idee grafiche e delle date e dei luoghi dell’accoglienza, dei ruoli e delle speranze che ognuno dei partecipanti, me compreso, serbava in seno. E forse, nell’era dei portali di scoperta e di riconoscimento del vissuto amicale, stabilire nuovi e più forti legami in un sentimento di malinconica gioia collettiva sorretto dal profumo benevolo della memoria.

in occasione della Festa della Toscana
IL FLAUTO MAGICO
di Gianni Micheli
liberamente ispirato a Il Flauto Magico di W. A. Mozart su libretto di E. Schikaneder
con Gianni Micheli voce narrante
Lavinia Massai flauto, Lea Mencaroni corno inglese

produzione Officine della Cultura
spettacolo adatto a tutti: dai più piccoli ai più grandi, ottimo per vivere in famiglia una serata all'insegna del sorriso e del buon cibo

Soci e Lavoratori Coop Centro Italia di Castiglion Fiorentino, Foiano della Chiana e Monte San Savino presentano
Spettacolo teatrale di sensibilizzazione e raccolta fondi contro la violenza sulle donne
CONIUGAZIONI DEL SOSTANTIVO DONNA
Venerdì 20 novembre 2015 ore 21:15
Teatro Verdi - Monte San Savino
Sabato 21 novembre 2015 ore 21:15
Galleria Furio del Furia - Foiano della Chiana
Direzione artistica e regia: Gianni Micheli
Interpreti, narratori e aiuto regia: soci e lavoratori Coop della Valdichiana Aretina
Quinte di scena e ideazione foulards: Carlo Menci
Costumi: Silvia Rossi
Musiche originali di Paolo Loppi eseguite da Paolo Loppi (chitarra) e Lucilla Fossi (voce)
Maschere: Giovanna Marchioli


17 gennaio 2015.
Debutto, in occasione degli eventi legati alla Festa della Toscana 2014, di Yulè, la ruota dell'anno. E insieme debutto in palcoscenico, in un'opera tra teatro e musica, dell'Orchestra Multietnica Giovanile di Arezzo.

Officine della Cultura
in collaborazione con Comune di Arezzo, Orchestra Multietnica di Arezzo, Liceo Musicale Francesco Petrarca

Yulè, la ruota dell'anno
di Gianni Micheli
con Gianni Micheli e Agnese Grazzini
musiche di Enrico Fink
eseguite dal vivo dall'Orchestra Multietnica Giovanile di Arezzo

28 dicembre 2013.
L'Orchestra Multietnica di Arezzo partecipa all'evento "Artisti di Arezzo per la Sardegna" insieme ad Andrea Biagiotti, Andrea Chimenti, Casa del Vento, Jessica Lombardi e Noidellescarpediverse.

Una serata il cui incasso è da destinarsi interamente per la ricostruzione del paese di San Gavino, in Sardegna.


17 dicembre 2013.
Le scatole di Zio Natale, di e con Gianni Micheli, all'interno di Christmas Time!, gli eventi natalizi organizzati dall'Assessorato alla Cultura e Spettacolo del Comune di Arezzo in collaborazione con Officine della Cultura.

5 anni dopo il debutto ne La città di Natale del 2008 Zio Natale torna dunque ad Arezzo rinnovato come appena uscito dalla lavatrice. Tant'è che la salopette quasi non gli entra più!

1 novembre 2013. Debutto del trio La capra campa composto da Elisa Tonelli (voce e chitarra), Gianni Micheli (voce narrante, fisarmonica e clarinetti) e Massimiliano Dragoni (salterio e percussioni).
Evento organizzato da Avis Assisi (presieduta da Massimo Paggi) all'interno della mostra LIFE svoltasi presso la Sala delle Volte in Piazza del Comune ad Assisi.
Occasione per compiere un breve itinerario all'interno della narrazione popolare del centro Italia in prosa e musica.

18 luglio 2013. L'Orchestra Multietnica di Arezzo incontra Erriquez e Finaz, (BandaBardò) in un concerto straordinario che illumina e fa ballare la piccola città di Montevarchi (AR).
L'occasione per il pubblico è l'edizione 2013 del Festival Orientoccidente. L'occasione per i musicisti dell'OMA è quella di una strepitosa danza collettiva sui ritmi e gli assoli di due eccezionali interpreti degli ultimi venti anni di musica italiana.
Repliche del concerto l'8 agosto 2013 ad Arezzo e l'8 settembre 2013 a Campovolo, Reggio Emilia.
Venite, gente, venite a ballare!

1 giugno 2013. La Sezione Soci Bibbiena della COOP Centro Italia, nell’ambito delle iniziative rivolte alla Lotta allo Spreco, invita Les Trois Comò alla galleria del Centro Commerciale Il Casentino per tirare fuori dal cilindro un nuovo spettacolo. È il debutto di “Ri-Volta la Carta”.

Ri-Volta la Carta
di Gianni Micheli e Les Trois Comò

Musiche originali Les Trois Comò
Elisa Tonelli (voce)
Giorgio Pinai (flauti e ceccola)
Fabrizio Volpi (Chitarra)
Giacomo Piermatti (Contrabbasso)
Massimiliano Dragoni (percussioni e salterio a battenti)
Gianni Micheli (voce, fisarmonica).

8 febbraio 2013. Suggerimento per gli spettatori: a dispetto della locandina il “Tacito” che menzioniamo potrà non essere un treno o potrà non essere soltanto questo (e potrà non essere il famoso “Tacito” ferroviario direzione Milano di cui si ha memoria ma un “Tacito” poeticamente libero di compiere altri tragitti).
A dirla tutta potrà essere anche soltanto il “Tacito” di colui che tace perché ha cose grosse cui dare forma di pensieri. Saperlo, tuttavia, resto un enigma che può risolvere la sola visione della rappresentazione…

Officine delle Cultura in coproduzione con l’Associazione Ritmi
Con il contributo della Regione Toscana

TACITO PER ROMA
Storie di migrazioni interne ed interiori

di Gianni Micheli e Les Trois Comò
con la partecipazione di Maurizio Pirone

Musiche originali Les Trois Comò
Elisa Tonelli (voce)
Giorgio Pinai (flauti e ceccola)
Fabrizio Volpi (Chitarra)
Giacomo Piermatti (Contrabbasso)
Massimiliano Dragoni (dulcimer e percussioni)
Gianni Micheli (voce narrante, clarinetto, fisarmonica)

26 gennaio 2013. In preparazione del giorno della memoria 2013 la storia passa dalla cucina e si fa ricetta e degustazione. Un passaggio doloroso, affidato ai ricordi. La cucina, difatti, non esiste più e la ragione di quella terribile distruzione è parte di quella storia ancora recente che siamo chiamati a non dimenticare. Ma i sapori, nella mente, sono intatti. Ed è tempo che siano tramandati.

Officine della Cultura con il contributo della Regione Toscana
presentano

LA MAMMA, L’ANGELO E LA CIAMBELLA
di e con Enrico Fink, voce e flauto
e con
Massimiliano Dragoni, percussioni e salterio
Luca Baldini, basso
Massimo Ferri, chitarra
Gianni Micheli, clarinetti

22 dicembre 2012. Archiviata l’ennesima fine del mondo mi aggrego all’Italian Wind Orchestra e a questa prima esecuzione assoluta in Italia della versione integrale “Molenaar” della Suite Sinfonica The Planets di Gustav Holst (1914-16) diretta dal M° Francesco Traversi. Nomino qui i prestigiosi colleghi di quest’avventura, fitta di volute clarinettistiche al limite delle possibilità umane… ma certo fattibili in una suite planetaria extraterrestre…

Flauti e Ottavini: Paolo Vaccari, Andrea Pasquini, Francesca Menchini, Caterina Stocchi, Carolina Marchetti, Giulia Borri; Oboe e Corno Inglese: Lea Mencaroni, Alice Boggi, Michele Batani; Clarinetti: Gianluca Piomboni, Luca Nocentini, Massimo Guerri, Diego Mariotti, Gianni Micheli, Sara Morgante, Antonella Tomasetti, Fabrizio Bardelli; Fagotti: Stefano Rocchi, Lorenzo Simoncelli; Saxofoni: Bianchini Michele, Bisogno Lorenzo, Padellaro Luca, Fabio Lombrici; Trombe e Flicorni: Maurizio Pasqui, Matteo Cardinali, Simone Ferrini, Pietro Zaccardi, Mauro Basiglio, Jeremy Whitman; Corni: Stefano Dominici, Lorenzo Valentini, Fiorucci Gioia, Francesco Agnello, Eolo Pignattini, Emanuele Maglioni; Tromboni: Emanuele Ragni, Paolo Acquaviva, Jacopo Caramagno; Euphonium: Matteo Caramaschi, Fausto Bottoni, Niccolò Pontenani; Tuba: Niccolò Perferi, Duccio Nocchi; Celesta e Cori: Deborah Caligiuri; Timpani e Percussioni: Francesca Boccacci, Micael Cucchi, Giovanni D’Amico; Arpe: Matteo Andreini, Niccolò Nardoianni.

27, 28, 29 e 30 novembre 2012. “Terre senza Promesse”, un progetto curato insieme con l’Orchestra Multietnica di Arezzo - ed ancora Andrea Biagiotti, Enrico Fink e tanti altri enti e associazioni e loro rappresentanti - che permette un piccolo viaggio, tanti piccoli incontri. Piccoli ma enormi, senza muovere un passo eppure sorvolando chilometri, attraversando mari, contando infiniti granelli di sabbia, sotto le scarpe, tra gli abiti e dentro la pancia.
È l’incontro con alcuni dei profughi residenti nel territorio aretino, scampati a guerre ma non solo: ad umiliazioni e a disumanizzazioni. Racconti che andrebbero ascoltati ogni sera, prima d’addormentarsi. Forse, almeno nei sogni, potremmo ambire ad essere degli uomini migliori.

Maggio - giugno 2012. Un filo lungo secoli e millenni e tre spettacoli per non dimenticarsi che siamo esseri che amano il gioco e la libertà. E il buon sapore del cioccolato, quand’è ben fatto. “La cioccolata fa bene alla fantasia!” (la locandina è di mia creazione) è la prima rassegna di teatro ragazzi organizzata dall’Associazione Castelsecco, in collaborazione con Vestri cioccolato e Officine della Cultura, per far riviver con salti, capriole e sorrisi un luogo tanto caro agli antichi residenti delle terre d’Arezzo, gli Etruschi, quanto, nei decenni passati, dimenticato e abbandonato.
Sono lieto d’averne fatto parte con il mio teatro, con alcuni tra i miei più preziosi collaboratori, attori (Riccardo Valeriani e Samuele Boncompagni) e musicisti (Giorgio Pinai, Fabrizio Lepri, Massimiliano Dragoni), e con i piccoli spettatori d’Arezzo che ormai sono il mio piccolo pubblico preferito. E alla fine d’ogni evento sempre e comunque… evviva il cioccolato!

18 dicembre 2011. Debutta Il (mio) Flauto Magico e apre all’infanzia le porte del palazzo innalzato da Mozart e Schikaneder. Le apre nel nome dell’ambiente, grazie a un progetto firmato Coop Centro Italia, ma soprattutto in un inusitato incontro tra teatro, musica, storia, artigianato e riciclo. In scena un flauto classico (quello nella locandina anche se posto a testa all’ingiù), un quintone di rara fattura realizzato dallo stesso musicista che lo suona (liutaio nell’anima), le trascrizioni musicali d’epoca per due strumenti, maschere e scenografie ideate e realizzate dal sottoscritto utilizzando materiali di scarto e una riscrittura dell’opera in forma di fiaba per narrare alle nuove generazioni uno tra i più antichi e imponenti scontri del mondo riassunto nelle due figure chiave del dramma: la Regina della Notte e il Sacerdote Sarastro.

La Sezione Soci Coop Centro Italia Valdichiana Aretina presenta
IL FLAUTO MAGICO di Gianni Micheli
liberamente ispirato a Il Flauto Magico di W. A. Mozart su libretto di E. Schikaneder

con: Gianni Micheli (voce narrante), Giorgio Pinai (flauto classico), Fabrizio Lepri (quintone)
Una produzione: Officine della Cultura

3 settembre 2011. Data irresistibile e trascinante dell’Orchestra Firenze Canta Napoli diretta dall’amico e M° Filippo Zambelli. L’Anfiteatro Romano di Arezzo tende la mano a Napoli e raccoglie il succo della sua storia melodica in una serata afosa che non ha ancora abbandonato l’estate.
Applausi a raffica per la grande mattatrice della serata, il soprano Raffaella Torzoni, accompagnata da Alfredo Cavazzoni. Ed egualmente all’originale Orchestra Firenze Canta Napoli, formazione di cui mi pregio di far parte - sono in basso a destra… “Gianni Micheli - Fisarmonica” -  insieme a colleghi e amici quali Alessia Massaini (violino), Marta Silvestrini (violino), Erika Capanni (viola), Filomena Di Curzio (violoncello), Mauro Maurizi (contrabbasso), Marta Marini (mandolino), Alessio Tiezzi (pianoforte), Giacomo Gelati (batteria) e Tommaso Fognani (saxofono).
Sul palcoscenico della serata anche l’attore Lello Florio, il tenore Mattia Nebbiai, Ilaria Innocenti & Bana Bana Gel e ancora i cantanti Alessia Proietti, Barbara Andreoni, Piero Donofrio, Susanna Senese, Nicolò Marino, Franco Borgia, Daniele Nigro e Federica Zito. Il tutto sotto la direzione artistica di Ferrero Vidibene.
E dire che tutto è nato un po’ per caso… consiglio di dire sempre “Ciao” ai cari amici quando li ritroviamo per caso agli angoli del tempo… può nascerne più di un grande evento!

25 marzo 2010. Rosa Lullaby è aria. È il metro che mi tiene sollevato da terra. E suono. Le canzoni che muovono i neuroni. Che sogno la notte. Che canto nel sonno. E abbracci. Perché alla fine è immediato sprofondarvi. È come prendere aria dal naso: girarsi ed abbracciare il collega, l’amico, perché ne abbiamo parlato, perché siamo riusciti ad entrarne, e ad uscirne. E con noi il pubblico, intero. Aria, suono, abbracci e occhi, commossi. Nel guardare. Nel pensare. Nel trattenere. Nel ricordare.
Terrò memoria di questo gruppo impastato, lievitato, che era farina e uova e acqua e che ora è pane, da smezzare, per poterlo offrire. Grazie!

ROSA LULLABY - Racconto dai tetti rossi
di Gianni Micheli

con: Andrea Biagiotti, Luca Baldini, Gianni Micheli, Eleonora Angioletti

con la partecipazione straordinaria di: Paolo Benvegnù

proiezioni audiovisive: Stefano Dei
scenografie: Maurizio Giornelli “QUARTAPARETE”
ingegnere del suono: Michele Pazzaglia
disegno luci: Matteo Fantoni
musiche eseguite da: Paolo Benvegnù, Luca Baldini, Gianni Micheli

regia: Francesca Barbagli

coproduzione di: Officine della Cultura, Libera Accademia del Teatro, Teatro Pietro Aretino, Comune di Arezzo - in collaborazione con: Centro “F. Basaglia”, Provincia di Arezzo - Con il contributo di: Regione Toscana

20 febbraio 2010. Che disastro! Una replica che gioca a dadi con la (s)fortuna e lancia la sfida dell’imprevedibilità. In prova il sax – il mio bel sax – fa un volo di quasi 2 metri e accusa bozze e difficoltà. Saltano le ultime chiavi e porto in scena la musica del S. Isidro con l’ansia negli occhi, nelle mani e nelle gambe: che il sax cada ancora, che il clarinetto cada, che io stesso non ne esca intatto. È dunque il momento dello spettacolo ed è Massimiliano a capitombolare, salvando il tamburo ma rinunciando, per una sera, ad un ginocchio. Il farsi pericoloso del teatro che pare gioco, invenzione, finzione… ma della realtà ha tutti i passi e gli inciampi.

OFFICINE DELLA CULTURA E LIBERA ACCADEMIA DEL TEATRO presentano:
SAN ISIDRO FUTBÓL dal libro di Pino Cacucci

con: Andrea Biagiotti e Riccardo Valeriani, Massimo Ferri (chitarra), Luca Baldini (basso, chitarra), Gianni Micheli (fisarmonica, clarinetto, sax soprano), Massimiliano Dragoni (percussioni), e con la partecipazione di Francesca Neri

regia: Francesca Barbagli
musiche originali: Massimo Ferri e Luca Baldini
testi delle canzoni adattati da Stefano Ferri

scenografie e disegno luci: Maurizio Giornelli “QUARTAPARETE”
fonica: G.P. Service
costumi: Massimo Gottardi
ufficio stampa: Gloria Peruzzi

Anno 2009. Ti ho scalfito, piccolo cuore pulsante della storia di Arezzo. A mani nude, ho lavorato di ancia e di clarinetto, graffiando la tua pietra, polvere su polvere, giorno dopo giorno. Per scrivere il mio nome. Per essere tra i portavoce di questa orchestra che ha l’alfa (A) e l’omega (O) incisi nel suo nome. Che è l’inizio e il percorso che dovremo compiere, tutti, piacenti o nolenti. Che è il viaggio presente e futuro, la M, il moto, di cui dovranno farsi carico le nostre spalle e la nostra mente. I nostri cuori e le nostre parole.
Oggi, dopo due anni, affaticato ma orgoglioso, ho soffiato sulla pietra che ho smosso e, incerto, ho scorto il mio nome. Sembri non essertene accorto, tu, masticatore di storia, eppure giovedì 14 maggio dell’anno 2009 solleverò il velo che mi tiene nascosto e a suon di ritmo ti farò ballare fino a che di me serberai memoria.

OMA - ORCHESTRA MULTIETNICA DI AREZZO
Animameticcia - Tour
Direzione, flauto, voce: Enrico Fink
Collaborazione alla direzione, salterio: Massimiliano Dragoni
Percussioni: Ramsè G. M. Cortès (Messico), Maher Draidi (Palestina), Gianni Zito, Sandro Beoni, Adriano Checcacci
Basso: Luca Baldini
Chitarra:  Alberto Patania
Oud: Loai Khalil Ibrahim (Palestina)
Bouzouki: Massimo Ferri
Trombone: Simon Chiapelli
Clarinetto: Gianni Micheli
Clarinetto basso: Daniela Nocentini (Colombia)
Tromba: Filippo Mazzini, Leonardo Morella
Oboe: Lea Mencaroni
Violino: Mariel Tahiraj (Albania), Giulia Buonacorso, Elisa Zito,
Violoncello: Paco Mengozzi, Maria Clara Verdelli
Voci: Salma Akter (Bangladesh), Emad Shuman (Libano)
Movimento: Tito Anisuzzaman (Bangladesh)

4 luglio 2008. L’Associazione Castelsecco organizza all’interno del Parco Archeologico Naturalistico di San Cornelio, il colle d’Arezzo sacro agli etruschi, la sua prima rassegna teatrale e la mia ricetta di teatro al cioccolato - Cioccolato al l'Arte - entra a farne parte. Per l’occasione disegno un apposito logo dello spettacolo prendendo spunto dal noto Uomo di Vitruvio di Leonardo da Vinci accozzato con un mio autoritratto coi pantaloncini dell’estate.
Il logo si sviluppa, in modo particolare, nella parte alta del disegno ponendo sulle 4 mani dell’uomo di Vitruvio una sintesi del nostro attuale approccio al cioccolato: c’è chi lo preferisce confezionato in barretta, chi lo gusta caldo in tazza, chi ne fa ottimi preparati per dolci sciogliendolo in pentola (a bagnomaria!), chi ci specula approfittando d’economie povere e d’esseri umani privati dei propri diritti.
Ad accompagnarmi l’estro e lo strumentario percussivo di Sergio Odori complice il cioccolato freddo, antica ricetta Maya, proposto dalla cioccolateria Vestri.
Chi l’ha visto dice di non essersene ancora dimenticato: è la memoria del palato!


1 febbraio 2008. Fa scalo nel nord la mia piccola opera teatrale, sofferta e rischiosa (una gruccia dotata di pesi, caduta dal graticcio, m’ha di poco mancato), a fianco dell’imprevedibile Nicola Rignanese. Una breve tournée memorabile per tante ragioni, a partire dalla febbre di Nicola, dalla “cassa da morto” sul portabagagli della macchina, dall’ospitalità di Michele, noto regista di una celebre fiction televisiva, dai teatri pieni, dai ritorni notturni ed estenuanti, dalla visita alla sede RAI di Milano, dai fuochi d’artificio in una notte d’attesa in cerca dell’ultimo autobus per il ritorno nella casa provvisoria.

Teatro Popolare d’Arte e Associazione Nova Arcadia presentano
Nicola Rignanese in
AUTORITRATTO CON PROBLEMI un’aiutobiografia
con la partecipazione di Gianni Micheli

direttore di palcoscenico: Francesco Lucchesi
costumi: Donatella Volpi
assistenza tecnica: Daniele Bastianelli
testi di: Antonio Albanese, Piero Guerrera, Michele Serra, Nicola Rignanese
promozione e organizzazione: Gianni Mutarelli - Velluto Rosso

11 settembre 2000. Non esiste molto e per me non esiste altro - né video né foto - a memoria di quanto accaduto in questo strabiliante giorno di settembre con un’intera orchestra al mio fianco, Brecht tra le corde vocali e il M° Luciano Berio seduto in prima fila. Se non avessi nemmeno questi fogli forse direi che è stato un sogno. Un bellissimo sogno, per dirla tutta: realizzare “I Sette Peccati Capitali” (Die sieben Todsünden) di Beltolt Brecht ed esserne la voce in un contesto tanto prezioso e importante: le Terme Tettuccio di Montecatini.
Questi i principali compagni d’avventura, i compagni dell’Orchestra Regina: Giovan Battista Varoli (direttore), Marina Fratarcangeli (soprano), Graham Lister (tenore), Victor Micallef (tenore), Leonardo Sagliocca (baritono), Ignacio Ventura (basso), Gianni Micheli (voce narrante).

Anno 1998. Il manifesto pubblicato racconta di quando c’erano ancora il cuore e la passione di Lucio Fanetti e si potevano proporre progetti alla V Circoscrizione di Arezzo, con sede a Rigutino. C’era l’Ensemble “Orazio Tigrini” e c’erano (e ci sono) tanti cari amici: il Prof. Claudio Santori, Simone Zacchini, Arianna Carboni, Isania Forgione, Maurizio Giustini, Elisa Consagra, Gianni Francardo, Lorenzo Armandi, Davide Baldi.
Quanto non c’era: un computer, un grafico, un budget… non si nota?
C’era invece ancora il tipografo con tutti i suoi bei caratteri e i suoi colori da imprimere sulla carta uno per uno. Altri maledettissimi tempi.

Maggio - luglio 1997. Rarissima messinscena dell’atto unico giovanile di Bertolt Brecht dal titolo “La vita reale di Jakob Geherda” e altre rarità: è quasi la mia prima regia firmata, mie sono le musiche, miei i panni del protagonista; rappresenta (se ben ricordo) l’inaugurazione a pieno titolo dell’Aula Teatro Pietro Aretino in quella che era nel 1997 la nuovissima sede della nuovissima Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo; ha partecipato a Roma alla Prima Rassegna Nazionale del Teatro Universitario promossa da CAMPUS (21 - 24 luglio 1997); ha segnato la nascita del CUM (Centro Universitario Musica) aretino in aggregazione al CUTS (Centro Universitario Teatro e Spettacolo) presieduto dall’estro di Laura Caretti.

CUTS & CUM - Centro universitario teatro spettacolo e musica
Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Siena - Arezzo
Bertolt Brecht
LA VITA REALE DI JAKOB GEHERDA

Attori e personaggi:
Gianni Micheli (Geherda)
Jessica Lombardi (Cuoca/Proprietaria del banco)
Guglielmo Gagliano (Primo cameriere)
Simone Borselli (Banchista)
Laura Capaccioli (Sylvia)
Marco Fabbrini (Joppe)
Riccardo Valeriani (Proprietario)
Francesco Speziali (Maschner)
Giulia Del Cucina (Un marinaio)
Barbara Randellini (Vecchia)
Alda Baldi (Reporter)
Paola Baldini (Fotografa)
Mirco Sassoli (Marinaio al banco)
Marinella Verrazzani (Un signore)
Augusto Pampaloni (Un signore)

Musicisti:
Marinella Verrazzani (Flauto)
Augusto Pampaloni (Tromba)
Elisa Pratesi (Violoncello)

Maschera di Geherda di Vladimiro Andidero
Hanno collaborato ai costumi Barbara Randellini, Liliana Luzzi
Suggeritrice: Francesca Cherubini

Regia e Musiche: Gianni Micheli

Aula Teatro Pietro Aretino (Pionta) - Venerdì 30 maggio 1997 - ore 17 - Sabato 31 maggio 1997 - ore 11.30.

Anno 1997. Il canto di Ofelia, intermezzo per l’inaugurazione della nuova sede della Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo col suo bel teatro.
Di seguito l’elenco delle figure che vi presero parte, amici e colleghi, ad uso delle cronache locali e a testimonianza che qualcosa abbiamo fatto per il progresso delle coscienze di questa parte di mondo e senza chiedere nulla in cambio, nemmeno un’ora di prepensionamento… nemmeno il rimborso per la benzina.

Canto: Gaia Matteini (soprano), Gabriele Lombardi (pianoforte), Elisa Pratesi (violoncello) con musiche originali di Shakespeare rielaborate ad arte dai tre interpreti!
Coro: Giulia Del Cucina, Jessica Lombardi, Cristiano Ventre e le maschere di Vladimiro Andidero e Mariella Gaudioso.
Danza: Francesca Romana Pasculli, Valentina Santopietro con Der Doppelganger di Schubert eseguito da Gianni Micheli (pianoforte) e Lucia Luconi (tromba).
Voci: Laura Capaccioli, Paola Baldini, Francesca Cherubini, Ilaria Gradassi, Barbara Randellini, Chiara Renzi, Francesca Vezzosi.

E per finire Gymnopédies, di Eric Satie, con Gianni Micheli (pianoforte) e Marinella Verrazzani (flauto).

Anno 1997. Quante ne ha viste questo spettacolo! Personaggi cambiati, relazioni trasformate, approcci sbagliati, fraintendimenti, innamoramenti. Ma n’è valsa la pena. Il testo, controverso, aveva un suo così chiaro e sibillino intreccio drammaturgico che quasi si faceva fatica a metterlo in scena. Tant’è che Maurizio Giustini, lavorandoci un po’, ne ha fatto un romanzo anche di un certo successo.

N.A.T.A. Nuova Accademia del Teatro d’Arte
Cattedra di Storia del Teatro e dello Spettacolo della Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Siena - Arezzo
Presentano
LA SPILLA DI CAMILLA
Una commedia in due atti di Maurizio Giustini
Personaggi e interpreti:
Gianluca - Maurizio Giustini
Camilla - Isabella Bidini
[cui va un abbraccio che raggiunge le stelle]
Ernesto - Gianni Micheli
Loretta - Roberta Maggi
Regia: Maurizio Giustini
Coordinamento artistico: Laura Caretti
Aiuto regia: Barbara Cipriani
Collaborazione tecnica, progetto luci, fonica: Andrea Vitali
Scene: Gianni Brunacci

Anno 1996. Ricordo lo scatto che originò la locandina de Il chiarimento, il primo testo teatrale - e quello a cui sono rimasto più affezionato - tutto da imprimere nella memoria. Il primo di battute e relazioni, di protagonismo e coprotagonismo. Il primo, lungo, unitario, testo in prosa portato sulla scena (grazie, Maurizio!). Provavamo nel freddo inverno di Soci, in Casentino. Indossavo un terribile giacchetto grigio (non ricordo il nome tecnico o non l’ho mai saputo), di quelli senza collo che andavano tanto (e che poi tramanderò a mio padre per i lavori dell’orto). Se ne riconosce la foggia nella silhouette, ben lontana da quella dell’impermeabile viola (tramandato questo da mia padre a me) poi caratteristico dello stravagante Silvestro. Gianni Brunacci, scenografo e suggeritore scenico, chiese a me e Laila di metterci in posa per uno scatto che, forse, avrebbe potuto finire nella grafica della locandina. Non sapevamo bene dove parare, né come, ma sopra le assi del palcoscenico rudimentale dell’allora sede prove della Nuova Compagnia Teatro dell’Arte di Soci (NATA), improvvisammo alcuni movimenti investigatori, dando poi forma, pur senza volere, a quelli che sarebbero stati i tratti, anche grotteschi, dei nostri personaggi.
Tra le scenografie - nella stanza delle magie notturne di Martina e Filippo - de Il chiarimento, iniziatore di tante avventure, ho lasciato una racchetta da tennis. Chi sa tra quali trame si sarà perduta…

Anno 1995. Anno prezioso. Anno del “tutto”. Dall’Università al teatro, dallo studio delle scene al poggiare i piedi su un palcoscenico, il passo di un libro, Il Teatro nel tempo del fascismo, compiuto col suo autore: Gianfranco Pedullà.
Coincidenze fortuite che dal corso di Storia Contemporanea, e dallo studio dei testi, in virtù del più comune passa parola e dell’interesse di Roberta Moretti e Lucio Fanetti, mi spediscono all’interno di una produzione teatrale connessa ad un laboratorio con maestri eccellenti dell’arte teatrale, poi divenuti amici: Rosanna Gentili e Mario Gallo.
Nascono le amicizie (Bartolo, Giacomo, Elisa, Elena, Barbara, Sandra, Maurizio Giustini sebbene non presente nella replica fiorentina qui presentata), nasce la passione per la postura, l’equilibrio, la coreografia, il ritmo, l’arte mimica, il respiro della scena… ed un me trascurato, dimenticato - un me ironico, estroverso, al limite dell’esibizionismo - rompe gli indugi e torna protagonista dell’io, almeno in faccia ad un riflettore e con l’autorizzazione manifesta di un pubblico pagante.
Fu Snyder il ruolo che mi fu messo addosso. Fu nei suoi panni, col mantello sulle spalle, una calotta nera in testa, il volto imbiancato, le occhiaia annerite, il clarinetto tra le mani, che volai per la prima volta nel piacere esaltante dell’essere “altro da me”, del confronto con la partitura drammaturgica, con la memoria e con quel Brecht, maestro di straniamento, con il quale poi avrei ingaggiato la vittoriosa battaglia per la tesi di laurea.
Del debutto dello spettacolo, ad Arezzo (Festival Il Teatro e il Sacro), ricordo ancora le risate di mia nonna sulle gradinate della tribuna eretta sulla piazza del palazzo comunale. Dopo anni di saggi (musicali) noiosi e di concerti, finalmente veniva a vedermi all’interno del mondo cangiante del teatro e non riusciva a frenare il riso - pur all’interno di un’opera lunga e dal mancato lieto fine - per la stravaganza dei miei atti e delle mie parole. E infine lo spavento di mia madre per aver visto sui figlio in scena nei panni di un personaggio ambiguo e crudele: «Non eri tu!». Vero… eppure no!

TEATRO POPOLARE D’ARTE in
SANTA GIOVANNA DEI MACELLI di Bertold Brecht
un progetto teatrale di Gianfranco Pedullà

con: Rosanna Gentili e Mario Gallo
e con: Matteo Alaimo, Piero Baracchi, Barbara Bonori, Brunero Burbassi, Elisa Consagra, Giacomo Falai, Andrea Giombetti, Silviafelicita Guida, Gianluca Guidotti, Cristiana Ionda, Giusi Merli, Francesca Messinese, Gianni Micheli, Roberta Moretti, Barbara Petrucci, Sandra Polvani, Elena Rossi, Michela Stellabotte, Donatella Volpi

Clarinetto: Gianni Micheli
Direzione dei cori: Francesca della Monica
Collaborazione musicale: Jonathan Faralli e Giancarlo Cardini
Luci: Bartolo Incoronato
Scena: Lorenzo Pazzagli

Anno 1995. Rarità: l’invito per una serata che non si è mai realizzata (e questo è già raro nel senso che le poche copie conservate dell’invito, forse, le ho solo io… anche perché scritto dal mio pc) con due miei testi per il teatro che, proprio per la mancata realizzazione, non sono mai più stati messi in scena (e questo non è raro di per sé ma insomma…). Vestivo i panni dell’autore e del regista.
Compagni d’avventura: Roberta Moretti, Riccardo Quercioni, Andrea Biagiotti, Maria Grazia Frappi, Pino Casciana e Lucio Fanetti, riposi in allegria.
Di raro, quest’evento, contiene anche nella mia memoria le prove con Roberta - straordinaria esperienza! - nella vecchia sede dell’Università dell’Età Libera di Arezzo in un edificio che, letteralmente, non esiste più (e ne esiste già un altro al suo posto). Se non è raro questo!

Anno 1995. “1791 la morte di Mozart” è l’incontro con il teatro, con il trucco, con il costume, con il camerino, e val bene un racconto.
Fui chiamato in causa, nella produzione, come consulente musicale da Lucio Fanetti, che qui ricordo e ringrazio perché, se non fosse scomparso ancora vitale e creativo, sarebbe certo potuto essere per me quel mecenate, appassionato e disinteressato, che ogni artista dovrebbe meritare di conoscere. Ma così non è stato.
Partecipando alle prove da consulente, pur appassionato del nuovo mondo che andavo scoprendo, fu dunque facile e immediato per Lucio chiedermi se volevo prendere parte allo spettacolo anche nelle vesti di attore assumendo il ruolo di un vecchio custode teatrale che aveva poco spazio e ancor meno battute e che dunque sarebbe stato alla mia portata pur non avendo scuole attoriali alle spalle.
Immediatamente accettai e la mia scuola teatrale sono stati i consigli di attori di esperienza e di pazienza come Andrea Biagiotti - con il quale ancora collaboro - e Bruno Burbi, nonché Lara Pasquinelli, fresca di Accademia, e poi Francesca Barbagli.
Piccola la parte, in scena, ma emozionante quella in camerino con il tempo per indossare il costume (creato dall’estro di Marta Renzi), per imbiancarmi i capelli, per cospargermi il volto di rughe e crepe e infine per studiare, parola dopo parola, le inflessioni della voce di un vecchio.
Stranito, emozionato, impigliato in panni non miei da allora in poi ho cercato ogni specchio d’ogni teatro - e fu una piccola turnée che ci spinse in tutti i teatri della provincia di Arezzo - per ricordarmi che ero sempre io e che d’un (e in un) mondo non mio si poteva anche vivere e prosperare.
Un saluto a Francesco Niccolini che tanta strada, da lì in poi, ha fatto correre alla sua magica penna.

IL CARRO DI JAN e LUCIO FANETTI
1791 LA MORTE DI MOZART di Francesco Niccolini

con: ANDREA BIAGIOTTI, BRUNO BURBI, LUCIO FANETTI, LARA PASQUINELLI, PINO CARBONE, VITTORIO DE GIUDICI, GIANNI MICHELI, ATTILIO VERGNI


luci: PINO CASCIANA
scenografie e costumi: SKENÈ
fonica: RICCARDO MIKAN
regia: LUCIO FANETTI
aiuto regia: MARIA GRAZIA FRAPPI e IRENE TARTAGLIA
organizzazione: AREZZO TEATRI

2-5 novembre 1994. A Roma avviene il debutto nel teatro (pur togliendo quel poco di giovanile che le scuole obbligano a fare) e si compie il magico rito dell’iniziazione. È tuttavia ancora presto per l’arte dell’attore e mi gioco le carte come clarinettista, arrampicandomi in scena, ma ben in disparte, con le melodie di Marco Bucci.
Giorni giocosi e divertenti in cui i segreti e le mancanze degli attori si svelano in scena e dietro le quinte, con improvvisazioni e divertimenti fra adepti che solo chi segue lo spettacolo sera dopo sera riesce a cogliere, e il piacere del viaggio rende preziosa perfino la gratuità dell’esperienza.
Nei giorni romani, nelle cene a seguire lo spettacolo, imparerò a destreggiarmi a mangiare cinese scoprendo la tecnica delle bacchette.
Ricordo ancora con sorprendenti dettagli di colori l’alloggio nel residence, il viaggio in metropolitana trasportando i clarinetti con un piccolo carrellino a ruote (quante botte sui calcagni!), un mercato in un rione di un sole caloroso, ancora a mezze maniche pur negli inizi di novembre, i consigli di Angelo Savelli, i divertimenti scenici di Fernando Maraghini, la disciplina (e la mela) di Brunero Burbassi, con il quale ho avuto il piacere di condividere, per alcuni giorni, quel poco spazio dedicato al riposo e l’energia di un’appassionata del teatro che avrei presto seguito in altre avventure, non solo sceniche, quando ancora “La Godiola” era uno spazio di pietre e d’erba dedicato agli studenti in faccia al tramonto sul Duomo di Arezzo e la Facoltà di Lettere per gli aretini un sogno: Laura Caretti.
Tempi di stupori e di meraviglie! Rileggo i nomi, ripenso alle storie, immagino i volti di chi ho visto cambiare, di chi non ho più rivisto, di chi ho imparato a conoscere, ad apprezzare, di chi ho rimpianto per la scomparsa improvvisa.
A loro quest’immagine appesa alla virtualità e l’idea che sia la prima di una lunga e felice (e condivisa) raccolta.

PUPI E FRESEDDE e C.U.T.S. “La Godiola” Arezzo
LA CORTIGIANA di Pietro Aretino

riduzione e regia: ANGELO SAVELLI
progetto e consulenza di LAURA CARETTI
elementi scenici di TOBIA ERCOLINO, costumi di MASSIMO POLI
musiche di MARCO BARALDI

personaggi e interpreti:
Istrione del Prologo RICCARDO ROMBI
Istrione dell’Argomento FERNANDO MARAGHINI
Messer Maco RICCARDO ROMBI
Sanese suo servo ANDREA BUCCIANTINI
Maestro Andrea PIERO CHERICI
Grillo PINO CARBONE
Biasina DONELLA GAMBINI
Maestro Mercurio MORENO BETTI
Messer Parabolano FERNANDO MARAGHINI
Rosso BRUNERO BURBASSI
Cappa RICCARDO QUERCIONI
Valerio SIMONE SANI
Flaminio FRANCESCO MANETTI
Alogia ruffiana GIULIA WEBER
Fornaio WALTER DEL SERE
Togna sua moglie SANDRA BEDINO
Pescivendola LETIZIA NOCENTINI
Prete FABIO SENESI
Giudeo CARLO GIABBANELLI
Madonna Laura ISABELLA BIDINI
Sbrirri/Chierici ATTILIO VERGNI e CARLO MORI
Cantante CIRO PIPOLO
Pianista MARCO BUCCI
Clarinettista GIANNI MICHELI
Batterista WALTER PAOLI

assistenti per scene e costumi DIANA DI CHIARA e LUCA RALLI
assistenti alla regia CARLO GIABBANELLI, VALENTINA PALAZZESCHI e LAURA VERRAZZANI


Anno 1990. Non presento una locandina ma questo attestato (una copia a colori dell’originale fatto fare dall’allora… o lo è ancora?… Presidente della corale), prezioso e insostituibile, lo voglio far valere per tale poiché unica dimostrazione tra le mie mani in carta, ed ora in etere, della partecipazione del Gruppo Polifonico “F. Coradini”, me presente, al XLIV Llangollen Eisteddfod Internationes del 1990. Ricordo ancora con un pizzico di malinconia la gioia trattenuta per il 1° Premio nella sezione Cori Misti. L’esultanza frenata. Le ugole serrate. Dovendo gareggiare verso la possibile conquista di un ulteriore riconoscimento, nella sfida tra i vincitori delle varie sezioni - che poi s’aggiudicò un coro maschile americano -, era infatti a rischio la perdita di concentrazione e il direttore di quell’incredibile viaggio, Fabio Lombardo, chiese e caldeggiò calma e un sobrio festeggiamento. Non ci lasciammo sfuggire tuttavia, io e quelli che tornarono con me - alcuni restarono in Gran Bretagna approfittando del viaggio per fare vacanza -, di intonare canti di giubilo nel volo di rientro, cercando d’abbattere con la riconquistata memoria del premio vinto la tristezza per la sconfitta dell’ultima performance, di fronte ad un pubblico di più di mille persone in una tenda che contava, tra gli ospiti, anche membri della famiglia reale giunti in elicottero nel clamore della festa.
Voglio dedicare queste poche righe agli amici di un tempo, al Gruppo Polifonico “F. Coradini” che tante vicende, da allora, ha attraversato e ai suoi molti rivoli ognuno in cerca di una propria storia.

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